Testo di Giorgos Polydoros, membro della CCF (11 dicembre 2011)

fonte:Culmine

11 dicembre 2011

Riportiamo su Parole Armate un vecchio testo di Giorgos Polydoros membro della Cospirazione delle Cellule di Fuoco. Sottolineiamo che il nostro interesse scaturisce-in un periodo-in cui l’attacco alle forme individuali dell’anarchismo è forte. Con questo-vogliamo solo affermare che chi si distingue dalla normale prassi del processo penale-ha scelto una non-via antigiuridica:

Specificatamente la negazione del diritto-diritto penale che si estende al diritto societario-ed è complementare al ruolo svolto dalla macchina repressiva statale.

La formulazione assuntiva di “imputato”-non ci appartiene-e l’attacco al diritto-è un attacco alla società intera-integra nella sua normalizzazione dei rapporti umani. Con questo-si estrinseca ogni valore moralizzante-che deve essere sempre appagato dall’uniformità in ambito di scelte e critica nell’anarchismo.

Lo ripetiamo-per i vari papà dell’anarchia o chi si nasconde dietro un facile pseudonimo: Non c’è nessun limite nella critica in un testo che si legge-e non esiste nessuna proprietà o gerarchia.

La critica che è emersa nell’ultimo anno e mezzo-da parte di un insana non parte Nichilista ed Egotista-va dritto al punto focale a cui oramai da tempo si attende una risposta di approfondimento: Come poter “attaccare”-se in ambito giuridico l’avvocato non farà altro che difendere il proprio assistito-con norme e clausole regredenti?

Attendiamo risposta..

I compagni della Cospirazione delle Cellule di Fuoco-anche nei loro limiti-nel corso della loro “storia” hanno portato alla luce una nuova forma di guerriglia che è andata dritto al punto: L’attacco del “QUI E ORA”! Portato avanti con una serie di attentati e documenti-che davano valore alla loro individualità anti-sociale-caotica-e Nichilista!

Inoltre-anche se maldestramente confutato da qualcuno-portano avanti-nonostante “secoli di galera”sulle spalle-il loro antigiuridismo: Revocando gli avvocati-attaccando le guardie-rifiutandosi di passare come vittime del potere-non subordinandosi alle perquisizioni corporali-cercando di evadere e annientando il ruolo nei rapporti disposti dalle regole dell’umana società-e rivendicandosi!

 

Attacco e non reazione!

 

Per chi ancora legge le cose con un codice penale in tasca-quando si approfondisce di giuridismo-lo si fà in maniera estesa-non al “solo” revocare l’avvocato-in cui comunque si dimostra già una viva passione in totale contrasto con i freddi codici penali.

 

Ognuno deve pensare a se stesso in ambito di scelte-ma non esiste in nessun modo-che un individuo che vuole poter portare la critica a un testo-possa essere fermato-perchè se no si rovinano i rapporti-a volte consunti-della sacra anarchia e di questo nebuloso movimento.

 

Chi pretende di stabilire una gerarchia di ruoli sia di età e di esperienza-sappia che troverà individui fieri della propria singolarità-che non hanno nessun limite imposto da seguire-che non censurano e non si censurano-e che se devono criticare lo fanno-che gli altri siano o no d’accordo..

 

 

 

Testo di Giorgos Polydoros, membro della CCF

“Siamo alcuni che crediamo sia giunta l’ora di attaccare e distruggere tutto quel che non ci serve,quel che ci sta schiavizzando ed alienando. Essendo contrari al sonno delle masse, proponiamo che da una comunità di individualisti coscientizzati che non cercano alcuna guida centrale si crei un insieme di gruppi e individualità contro i piani del Dominio, in tutti i suoi aspetti: economico,tecnologico, politico, sociale, architettonico, ecc.

Compagni, non perdiamo tempo ed energie in chiacchiere con quelli che vivono per le parole e delle parole. Noi siamo per i fatti.”

Ammiccando in maniera fraterna al non sottomesso Gabriel Pombo da Silva

I) Nuova guerriglia urbana: il nostro mezzo di liberazione individuale

L’organizzazione rivoluzionaria Cospirazione delle Cellule di Fuoco della prima fase, nei sui 3 anni e mezzo di attività fino ad ora, s’è prefissa un obiettivo rivoluzionario ed assieme ad altrettanti degni compagni e gruppi è riuscita a creare il terzo polo, quello della guerriglia urbana nuova ed anarchica, contribuendo in tal maniera a rendere il nemico interno più forte e pericoloso. Per giungere a tale situazione, s’è ricorsi ad alcuni attacchi contigui ed ininterrotti contro il Dominio, realizzati da alcune formazioni della nuova guerriglia urbana, seguite dalle rivendicazioni di tali attacchi, ma anche in seguito alle posizioni non sottomesse di molti compagni arrestati, il tutto nonostante la sempre più crescente repressione da parte del nemico.

Mi dichiaro anarchico rivoluzionario ed orgoglioso, non pentito membro della O.R. Cospirazione delle Cellule di Fuoco. L’ambito politico al quale appartengo è quello anarchico-antiautoritario. Le mie scelte sono le stesse dei compagni che danno vita alla nuova tendenza nell’ambito anarchico:

l’individualismo anarchico, il nichilismo rivoluzionario e la tendenza antisociale. Tra tutti questi negatori, la dignità dei quali non rientra nelle antiquate formule del tradizionale ambito anarchico, non c’è spazio negli interminabili ed insipidi dibattiti che si danno per impressionare negli anfiteatri delle università, non c’è spazio nei chiacchiericci da bar. Sono tutti quelli che optano per una decisione vitale per restare e continuare nel dritto percorso, senza passi indietro, dell’attacco contro il Dominio, contro quelli che non hanno una propria volontà, contro i sudditi che lo sostengono,contro le istituzioni e contro qualsiasi forma di Potere. Contro tutto quel che opprime la nostra vita.

Tutti quei non sottomessi e quelle non sottomessi guerriglieri e guerrigliere che si sollevano e restano  in piedi, impegnandosi e dedicando la propria esistenza alla realizzazione della rivoluzione, qui ed ora. Vivendo momenti di libertà totale nella bella e magica avventura dell’illegalità.

Le individualità ed i gruppi che costituiscono la nuova guerriglia urbana attaccano adesso. Non c’è nessun aggiornamento, nessun giorno perduto, nessun momento perso per la riconciliazione con tutto quel che ci molesta e ci limita. Facciamo della rivoluzione la nostra quotidianità, finiamola con la miseria e tutti i pregiudizi di questo schifoso mondo in cui siamo costretti a vivere.

La nuova guerriglia urbana fissa il tempo, il luogo e l’intensità del suo attacco e inquadra l’atto con il suo discorso radicale. Indaga sul nemico e lo colpisce al momento opportuno, di sorpresa. Al contrario della anti-violenza sociale, che è in gran parte prevedibile perché si limita a rispondere alle provocazioni del Potere. L’anti-violenza sociale si sta basando su di un meccanismo di risposta ai fatti e non nel crearli. Il circuito delle iniziative che solo rispondono a qualcosa non si chiude. Ed è così che si consolida un ruolo difensivo, un ruolo di vittima costretta all’uso della violenza come mezzo per difendersi. Noi non stiamo resistendo, noi passiamo all’attacco per prima.

II) Rottura con il sistema – rottura con la società

La guerriglia urbana anarchica è una prospettiva del rifiuto dell’esistente e punta sia contro il Dominio e le sue strutture che contro la stessa società che è la ragione per cui l’oppressione che viviamo si sta mantenendo eternamente, sia con il diretto appoggio del potere istituzionale sia in modo indiretto, ovvero per via dell’apatia e dell’indifferenza. Non stiamo negando che ci siano classi economiche nel tessuto sociale.. Non ci dimentichiamo neanche della disuguaglianza sociale che ne deriva. Tuttavia, tale situazione di per sé non converte alcun settore sociale in rivoluzionario.

Nessuno diviene rivoluzionario per il solo fatto di esser povero od oppresso. Quando trasgredisci, in modo da oltrepassare la linea immaginaria che determina ciò che è legale e ciò che è illegale, allora ti trovi coscientemente all’attacco; si tratta della scelta. Null’altro che questo. Com’è che quello stesso odio che provi contro i tiranni non lo avverti anche contro quelli che lo sostengono, cioè la società? Ogni persona dev’essere giudicata per le decisioni che ha fatto e per le sue azioni, non per le  sua  posizione  economica.

La mia percezione è ben lungi da un punto di vista pietrificato che quali unici nemici pietrifica lo Stato ed il Capitale, e presenta la società come la bella addormentata delle favole, che si trova in una eterna ipnosi e che un qualche giorno si sveglierà per gettare tutti i potenti giù dalle torri. La società la colloco lì dove dev’essere, di fronte a noi.

La società è oppressa. Questa è una realtà. Ma essa ama le sue catene. Mi sono stancato di ascoltare argomenti sulla “società vittima” e quel che ne consegue, ossia sulla sua “innocenza” permanente e sul fatto che “essa non ha colpe”. La gente si sta esaurendo e sta soddisfacendo la propria vuota esistenza alla rincorsa dell’orgia consumista, all’esser indifferente su tutto e tutti, ad esser “corretta e decente”, alle relazioni standardizzate ed alle false speranze. Allo stesso modo, tutti coloro che offrono  un  alibi  alla  società  non  sono  certamente  al  mio  fianco.  Dietro  questa  percezione  si nasconde sicuramente una burla o una finzione per nascondere la paura per le sanzioni legali nell’attesa  dell’insurrezione  della  massa  oppressa.  Il  discorso  e  la  pratica  rivoluzionaria  non possono  essere  limitati  dalle  conseguenze  legali.  Devono  esser  liberi  per  tracciare  il  proprio percorso nello spazio/tempo. Invece, costoro nascondono la propria incapacità di effettuare un attacco frontale contro il sistema, lo nascondono con il pretesto di preparare le condizioni per l’azione che desterà la società, portando a termine questa “tanto attesa” insurrezione delle masse.

Tra essi ci sono anche degli arguti che giocano a fare i “professionisti anarchici”, mentre l’unica cosa che sanno fare sono i comizi nelle platee e il soffocamento degli spiriti ribelli di giovani che hanno sete d’azione. Questi “anarco-padri” che “sanno”, sono “vecchi” ed hanno “esperienza”, rimandano il conflitto per quando “le condizioni saranno adeguate”, ed al contempo calunniano le forme offensive di lotta che si mettono in atto adesso. E già che hanno il cerume nelle orecchie che impedisce ad essi di ascoltare bene, che ascoltino questo: per i rivoluzionari le condizioni sono sempre mature per passare all’azione e lo dimostrano le formazioni di guerriglia urbana anarchica in tutto il mondo. Anche se ci fosse la possibilità di una sollevazione di massa, si tratterebbe di un qualcosa  di  molto  diverso  da  un  crollo  totale  dell’esistente,  che  invece  noi  desideriamo  e  ci prefiggiamo  come  obiettivo.  Semplicemente,  si  limiterebbe  ad  alcune  richieste  di  carattere economico, elemosinando di fatto dai potenti un qualcosina in più. Ciascuno per la sua strada e per le proprie tasche. In merito alla vera libertà… manco a parlarne. Questo carattere rivendicativo ce l’hanno anche quelle scarse manifestazioni di protesta di massa organizzate dai sindacati venduti (chiedendo compassione per la crisi economica e nuove misure dal governo). L’unico segnale luminoso in questi assembramenti è dato dalle minoranze che decidono di incappucciarsi e di attaccare con pietre, bastoni, molotov, ecc. In questa maniera guastano la loro festa miserevole,sostituendola con l’autentica celebrazione della distruzione.

III) Tutto o nulla…

“…siamo un pugno di fanatici che scende cambiando il vasto corso del fiume della Storia. E fin là giungeremo.”

Non attendiamo l’accettazione sociale per passare all’azione. Essa è inutile se vogliamo abbeverarci nella nostra decisione incondizionata di partecipare alla rivoluzione anarchica. Per questo non ci facciamo illusioni. Ci rivolgiamo a delle minoranze, a quelle minoranze che stanno onorando fino alla fine la decisione presa di prendere le armi e colpire il nemico. Minoranze sincere, che non hanno soluzioni da proporre, soluzioni per un futuro mondo ben fatto, in cui non regnerà alcun tipo d’ingiustizia. Minoranze che, in piena coscienza, hanno scelto di vivere le proprie esistenze secondo la logica del “tutto o nulla”. Questa è la nostra contro-proposta. Senza inutili rivendicazioni, ma abolendo nella pratica l’osservanza della legge, l’essere “corretti” e la stessa morale di questo mondo carente di valori. In un evolutivo percorso rivoluzionario che non conosce una meta, guidato dalla nostra vera rabbia contro il presente.

Il Potere, con i suoi fedeli lacchè, che sono i media ed i giornalisti, ha ripetutamente cercato di presentare, specie dopo i diversi attacchi effettuati, i compagni armati come dei folli incuranti dei “danni collaterali”, dei “commando di superuomini totalmente allenati nell’arte della guerra” o come una squadra di marginali. Tali ed altre descrizioni costituiscono la propaganda che utilizzano nell’intento di marginalizzare sia questi argomenti che i rivoluzionari che li scelgono, e ovviamente per allontanare i più giovani da questo percorso. Quanto alla prima caratteristica non la commento nemmeno, chi la crede significa che è caduto in una trappola dalla quale non c’è via d’uscita. Sulla seconda descrizione, vorrei lanciare un messaggio alle persone che hanno scelto, ma soprattutto a quelli che magari sceglieranno per il bel ma allo stesso tempo irto cammino del conflitto armato.

Per un’azione con esito è sicuramente indispensabile avere una conoscenza sulle armi e sugli esplosivi (conoscenza che ciascuno/a di noi potrebbe acquisire se lo decide, come abbiamo fatto anche noi) e per realizzarla c’è bisogno d’una preparazione seria ed organizzata. A mio parere, comunque, le caratteristiche che hanno un’importanza cruciale sono il coraggio e la fermezza del rivoluzionario, il quale è capace di avvicinarsi fino al luogo più “inaccessibile” della città, facendo cadere persino le fortezze più “inespugnabili”. Per quanto riguarda la terza di tali descrizioni: per apprendere alcuni “trucchi” non è nemmeno necessario avere qualche persona conosciuta che te li insegni. Ciascuno può prender  parte attiva nella  guerriglia  urbana  anarchica,  basta  armarsi di “benzina, cerini e voglia di lottare per la libertà totale”. Il luogo è qui ed il tempo è il Presente, proprio ora. Credo che la miglior prova di ciò stia nelle nostre stesse azioni come Cospirazione e nella  parte  descrittiva  che  abbiamo  sempre  aggiunto  alle  rivendicazioni  degli  attacchi,  in  cui abbiamo specificato la maniera in cui ci siamo avvicinati ad ogni obiettivo, come l’abbiamo colpito e come siamo fuggiti da quel posto.

IV) Espropriando il tempo che c’è stato rubato

Un aspetto della lotta polimorfa, un’arma nelle mani dei guerriglieri è l’esproprio del denaro dalle banche e da altri obiettivi economici che appoggiano il sistema capitalista. Il rifiuto del lavoro attraverso l’esproprio è una scelta dell’attacco diretto contro l’etica del lavoro e l’etica sociale, è disertare dalla miseria quotidiana recuperando una piccola parte della ricchezza che essi hanno accumulato.  In  questa  maniera,  ci  riappropriamo  di  una  parte  di  quel  che  ad  ogni  modo  ci appartiene. Allo stesso tempo, ci liberiamo dalla gabbia della schiavitù salariale, attraverso la decisione di porci totalmente contro la legalità. Contro la legalità definita dal Dominio. Contro la lealtà alla legge che regna nella società. Non può essere che ci basti la sopravvivenza che ci offre la “maniera  legale  di  acquisire  i  beni”,  che  ci  sta rubando  tempo  prezioso  alle  nostre  esistenze convertendolo in “ore lavorative” che apportano dei benefici ad essi. Siamo padroni delle nostre vite. Decidiamo dove e su cosa disponiamo del nostro tempo. Certamente, non lo faremo lavorando affinché essi guadagnino. Ci rifiutiamo di essere dei manovali del sistema, un piccolo sasso in più del marcio edificio di questa società.

Nostro obiettivo è quello di distruggerla e per questo, anche attraverso la degna scelta del rifiuto del lavoro, riusciamo a dedicare tutto il nostro essere a ciò che ci riempie e ci rende orgogliosi nel camminare ancora su questa terra, nella selvaggia avventura della nuova guerriglia urbana.

V) La capitolazione di un lottatore è anche la sua morte

Quel che il Potere può ottenere con la minaccia dell’arresto di quelli che scelgono di attraversare la frontiera della clandestinità, viene poi messo in pratica dalla giustizia con i suoi organi (giudici, giudici istruttori, p.m.). Tutta una “casta superiore” che, dalle cattedre dei tribunali e dei loro uffici, si arroga il diritto di giudicare le nostre scelte, scelte prese dai rivoluzionari per poi ripartire con mani generose anni ed anni di reclusione, quale vendetta contro quelli che hanno osato sfidare la legge. Certo, fino a questo punto, i potenti dalla lunghe mani e con aria di superiorità dei loro fedeliorgani, non hanno ancora detto l’ultima parola. Essi offriranno al prigioniero una “opportunità” in più, in modo che possa “migliorare” la sua posizione, cioè capitolare e sottomettersi ad essi, negando tutti quei valori che ha messo in pratica, negando tutto ciò che rende orgogliosa e degna la posizione di un rivoluzionario. Casi estremi di persone che hanno collaborato con il nemico sono quelli di Gustavo Fuentes Aliaga (sulla base delle sue dichiarazioni è stata montata l’accusa e quindi la persecuzione penale contro molti compagni anarchici in Cile, per il “caso bombas”), Maxim Vetkin (Bielorussia)  e Briana  Waters  (USA). Sia Vetkin che  Waters  (i casi  differiscono l’uno dall’altro) hanno deciso di rendere dichiarazioni agli sbirri dei loro paesi contro altri anarchici, indagati o processati per lo stesso caso che li aveva colpiti, traendo benefici e salvando la propria pelle in maniera sfacciata. Questi 3 soggetti hanno fatto una scelta netta. Sono divenuti dei delatori.

Questa spazzatura ha bisogno di “vacanze” senza biglietto di ritorno. In caso contrario, la sconfitta della guerriglia urbana diviene una realtà, perde e cade nel disprezzo proprio uno dei suoi elementi di base, forse il più fondamentale: l’orgogliosa e, senza alcun cedimento, fermezza della propria posizione, mantenuta costi quel che costi, per quanto difficile possa essere la situazione. L’ansia ardente dei rettili autoritari si dirige proprio lì. Noi abbiamo scelto di assumerci la responsabilità dell’appartenenza alla nostra organizzazione, rifiutandoci di collaborare con le autorità di polizia e della giustizia. Ed a tutti questi, ho qualcosa da dire: figli di puttana, se credete di esservi liberati di noi rinchiudendoci e sparpagliandoci nelle prigioni di tutto il paese… purtroppo, vi siete sbagliati.

Siamo camaleonti capaci di adattarci a qualsiasi situazione, a maggior ragione a queste che già sapevamo ci sarebbero capitate. E, nonostante il camaleonte cambi di colore per camuffarsi ed evitare i nemici, noi continuiamo ad esser dipinti con lo stesso colore di sempre. Il nero della guerra e dell’attacco ininterrotto. L’unica cosa che avete ottenuto è stata quella di riempirci con ancor più odio, rabbia, passione e sete di vendetta. Non retrocediamo mai ed in un qualche momento, alla fine, vi troverete con le spalle al muro ed allora sentirete di nuovo le nostre armi puntare contro di voi.

VI) Quel che non si può sciogliere si taglia.

Quando ti leghi ad un’idea e la segui, quando ami appassionatamente la tua libertà, quando entri nel cuore della tua epoca e da semplice spettatore ti trasformi in artefice della storia, tutti gli occhi del nemico saranno puntati su di te. Il legame tra vita “legale” e clandestina giunge al punto da essere impossibile. Gli ordini di cattura spiccati contro alcuni di noi, ci hanno portato automaticamente alle cosciente opzione della clandestinità, considerando che nessuno di noi voleva consegnarsi. Tutti volevano continuare, intensificare e far salire il grado dell’azione. Per gli altri, tra di noi, sia la solidarietà e la (auto) protezione dei nostri compagni come anche l’indomito desiderio di continuare quella che s’era trasformata in una minaccia per il Dominio, l’agire della CCF ci ha fatto vivere lo stesso sentiero della clandestinità e con esso ne abbiamo condiviso assieme sia i costi che la libertà.

Ciò, perché non ho mai pensato alla clandestinità come un qualcosa che ti tiene legato. Facile?

Assolutamente no. Decisione incosciente? Assolutamente sì. Inoltre, quando scegli un cammino e credi sul serio nel tuo obiettivo, non retrocedi né perdi il coraggio. Come hai condiviso il piacere dell’attacco, così ne condividerai le difficoltà. Ed anche se l’ordine di cattura reca un nome ed un cognome, in ogni caso le nostre decisioni sono state collettive. E’ così, nel corso della lotta si sviluppa da sé la coscienza della necessità di progettare, lavorare e muoversi sempre con attenzione, perché l’uno dipende dall’altro ed alla fine ogni sciocchezza rappresenta una minaccia per tutti.

Senza che io avessi gli occhi del nemico direttamente su di me, visto che nei miei confronti non c’era un ordine di cattura e non ero nemmeno “conosciuto” dagli sbirri, già da tempo avevo rifiutato coscientemente  la  normalità,  come  la  definisce  la  società,  e  per  questo  non  ho  esitato  ad allontanarmi da tutto quel che mi legava ad una vita “legale” e regolata, per poter dare più del tempo liberato sia a me stesso che al resto dei miei compagni. Il costo della clandestinità significa lasciare la tua famiglia, i tuoi amici ed i luoghi che frequenti. D’altra parte, ti stai armando meglio per  continuare  la  tua  azione  e  guadagni  dei  compagni  veri,  compagni  sul  cammino  della realizzazione della tua stessa insurrezione individuale. Allo stesso tempo ti stai addentrando in unodi quei sentieri pieni d’avventura in cui l’imprevedibile, i momenti forti ed il pericolo ti fanno percepire  che  i  tuoi  sensi  funzionano  estremamente  e  con  un  unico  obiettivo:  quello  della liberazione.

VII) La miniatura della società è racchiusa nel carcere

Dalla mia minima, fino ad ora, esperienza dentro le mura, sto verificando quel che già immaginavo e che avevo ascoltato all’esterno sul mondo carcerario. Attorno a questo aspetto non voglio esporre e spiegare adesso le mie posizioni, perché si tratta di un tema a parte, che merita di uno spazio speciale  per  così  registrarne  le  riflessioni  nella  miglior  maniera  possibile,  ed  in  modo  più espressivo.

D’altronde, uno non deve nemmeno trascorrere molto tempo in carcere per rendersi conto delle sue caratteristiche.  Dai  tossici  a  quelli  che  hanno  rinunciato  alla  vita,  fino  ai  rivoluzionari  ed  ai prigionieri degni. E quando dico “prigionieri degni” mi riferisco alle persone che, malgrado stiano dentro per reati che spesso son diversi da quelli che formano il mio codice di valori, lo dimostrano giorno per giorno con il loro atteggiamento ed il loro spirito non schiavizzato, spezzando così l’apatia generale della gran parte dei detenuti, accomodati nella loro continua incapacità. Invece, i prigionieri degni lottano portando avanti battaglie per migliorare le condizioni detentive fino aggiungere alla completa distruzione delle carceri. Dall’altro lato, tuttavia, c’è l’esempio opposto, quello di certi “anarchici” prigionieri rinchiusi in un recente passato o che ancora lo sono che costituiscono un chiaro esempio d’infamia con i loro comportamenti che ci rendono nemici l’uno dell’altro.

VIII) Un accordo anarchico informale e mondiale è divenuto una realtà

Un’altra sfida molto importante che ha posto in marcia e che è riuscita a realizzare la nostra organizzazione assieme ai compagni di tutto il mondo è la creazione di una Federazione Anarchica Informale (FAI) a scala mondiale, il  Fronte Rivoluzionario Internazionale. Un tentativo iniziato circa dieci anni fa, avviato dai nostri fratelli della  FAI italiana. Purtroppo in quei tempi quello sforzo non diede i frutti sperati. Ha invece trovato un terreno appropriato nei nostri giorni, quando una pleiade di gruppi guerriglieri, che scaturiscono tutti dall’ambito anarchico-antiautoritario e pertanto portano avanti un discorso corrispondente, gruppi da diversi paesi del mondo (Italia,Messico, Cile, Argentina, Olanda, Bolivia, Perù, Russia, Finlandia, Inghilterra, Indonesia, Australia, Grecia)  hanno  dato  vita  alla  FAI/FRI.  La  guerriglia  urbana  anarchica-antiautoritaria  è  già  il principale  nemico  nei  paesi  dai  quali  provengono  queste  organizzazioni  rivoluzionarie,  come nemico interno, ma anche a livello internazionale. Attraverso la FAI/FRI i rivoluzionari anarchici, che  non  si  conoscono,  senza  dover  entrare  in  contatto  gli  uni  con  gli  altri  (la  qualcosa  ne ritarderebbe l’organizzazione degli attacchi, ma creerebbe anche il pericolo di arresti a scacchiera, visti i probabili pedinamenti da parte del nemico o nel caso che alcuni compagni vengano arrestati) danno vita ad un coordinamento dell’agire sovversivo. Lo stesso, in questa maniera appoggiamo l’importanza e l’urgenza del polimorfismo delle azioni dirette, già che non ci sono limiti nel sabotaggio, come la recente distruzione di una scuola nella zona Zografou di Atene, rivendicata dalla  Frazione di Studenti Dsitruttori/FAI, ecc.), basta che essi oltrepassino i limiti della legalità borghese e siano diretti in maniera offensiva contro il Dominio e le istituzioni. Così le diverse questioni successive ai nostri attacchi sono portate alla conoscenza ad un grado più elevato, a scala globale, mentre ciascuna organizzazione preserva il suo carattere e discorso particolare e, magari, per la sua stessa sicurezza, continua ad esser ermetica/chiusa. In questo modo si presenta anche l’opportunità per un dialogo aperto e sincero tra organizzazioni anarchiche della FAI/FRI e la comunicazione che s’è aperta per capire situazioni corrispondenti, condizioni, differenze, dubbi e spiegazioni che vi sono in ogni paese con l’obiettivo di promuovere ed evolvere questo progetto più generale. Concludendo, vorrei inviare anche i miei Rispetto, Fede, Amicizia ai miei fratelli membri della O.R.

CCF della prima fase:  Olga Ikonomidou, Christos Tsakalos, Gerasimos Tsakalos, Damianos Bolano,  Mihalis  Nikolopoulos,  Giorgos  Nikolopoulos,  Panagiotis  Argyrou  e  Haris Hadzimihelakis,  che  orgogliosamente  si  sono  assunti  la  responsabilità  dell’agire  della  nostra organizzazione. Compagni, come voi stessi avete dichiarato, neanch’io sento che per il fatto di essere detenuto sto parlando da una posizione di debolezza. Anche dietro le sbarre noi continueremo a difendere i nostri valori, con i mezzi dei quali disponiamo adesso. Fino al momento dell’incontro in cui di nuovo saremo tutti seduti attorno allo stesso tavolo, progettando l’attacco contro tutti quei froci  che  vogliono  racchiudere  i  nostri  spiriti  non sottomessi.

Allo stesso modo, invio i miei saluti a tutte le formazioni guerrigliere della FAI/FRI che, con rabbia e coscienza, continuano a colpire gli obiettivi del Dominio in Grecia ed in tutto il mondo; in particolare la Nuova CCF, CCF del Messico, CCF della Russia e CCF dell’Olanda. Avete preso come  “vostra”  qualcosa  che  è anche  “nostra”  e  così mi  avete  dato  un  piacere  indescrivibile.

Segnali  di  fuoco  ed  un  grande  apprezzamento  ai  fratelli  della  FAI  italiana.

Saluti calorosi al fratello anarchico rivoluzionario  Theofilos Mavropoulos che è stato sfortunato durante la sparatoria a Pefki. Ha ferito due sbirri, è rimasto ferito egli stesso dalle pallottole dei porci. Saluti anche al compagno guerriero che s’è burlato di essi riuscendo a fuggire con la loro stessa  pattuglia.  La  prossima  volta  avrete  maggior  fortuna,  compagni…

Solidarietà  al  compagno  Luciano  “Tortuga”  Pitronello  rimasto  gravemente  ferito  durante un’azione diretta, quando gli è scoppiato tra le mani l’ordigno esplosivo che sta cercando di collocare in una banca di Santiago del Cile. Il processo di Tortuga è iniziato il 22 novembre.

Solidarietà anche ai fratelli Monica Caballero, Francisco Solar, Felipe Guerra, Omar Hermosilla e Carlos  Riveros,  accusati  di  attività  sovversive.  Il  loro  processo  è  iniziato  il  28  novembre.

Onore per sempre al rivoluzionario Mauricio Morales, morto il 22 maggio 2009, quando l’ordigno esplosivo che portava nello zaino è scoppiato prima che potesse collocarlo in una caserma di carcerieri di Santiago.

A tutti i rivoluzionari in tutto il mondo che, nell’effettuare azioni guerrigliere, sono caduti lottando.

Non li dimenticheremo mai, il loro sacrificio è divenuto esempio per noi e ci dà forza per continuare fino alla fine!

Restituisco il messaggio di “rispetto, amore e rabbia” ai compagni Eat e Billy della Cellula “Viva Luciano Tortuga” della FAI Indonesiana, arrestati dopo un’azione diretta (hanno collocato un ordigno incendiario, avvolgendo un bancomat tra le fiamme) a Giacarta, come dimostrazione di solidarietà con Tortuga. Compagni vi siete assunti la responsabilità di quest’azione. Eat e Billy: siamo  orgogliosi  di  voi!

Non  dimentico  quei  golfi,  anarchici  rivoluzionari  di  Salonicco:  Dimitris  Dimitsiadis,  Babis Tsilianidis, Giannis Skouloudis, Sokratis Tsifkas, che, rifiutandovi di collaborare con il Potere, mantenete una degna posizione che può essere un esempio. Forza compagni! I compagni di tutto il mondo:  Gabriel Pombo da Silva, Marco Camenisch, Walter Bond, Silvia, Costa, Billy, Braulio, Adrian, Μonο(che continui ad esser fermo di fronte a quei cani carcerieri che ti hanno pestato… ), Andrea Urzua, Claudio Lavazza, Rico Rodrigez, Jοck Palfreeman, Diego Rios, Gabriela Curilem, Francisco Moreno, Zerman Elias, Gonzalo Zapata, Juan Aliste Vega, Fredy Fuantevilla, Marcelo Villarroel…e tutti voi restanti lottatori anarchici che non ho l’onore di conoscere…

Infine, ringrazio dal più profondo del cuore tutti voi che siete solidali con noi e, anticipatamente, tutti quelli che lo faranno in futuro. Ho sempre creduto, e continuo a crederlo, quanto sia importante la continuazione dell’azione rivoluzionaria, proprio quella che riempie di forza gli arrestati. Tutto continua…

Ricordo agli amici ed ai nemici che “La Cospirazione non sarà mai catturata, perché non è semplicemente un’organizzazione, è una corrente di idee e le idee non possono essere arrestate…

Nel diario di bordo il giorno non è ancora segnato. Tutti i mesi, tutte le settimane, tutti i giorni sono sempre a disposizione. Uno di quei giorni resterà segnato da un sorriso per l’incontro volto a continuare la NOSTRA avventura…”Il 14 dicembre inizierà il “secondo turno” del tribunale militare straordinario contro la nostra organizzazione  (caso  della  bomba  trovata  nella  casa  del  membro  della  O.R.  CCF  Haris Hadzimihelakis, ad  Halandri),  stavolta  contro  i fratelli  che  erano  ricercati (Christos  Tsakalos, Damianos Bolano, Mihalis Nikolopoulos e Giorgos Nikolopoulos) quando s’è tenuto il “primo turno” di questo processo. Sarà come se stessi seduto lì,. al vostro fianco…

VIVA L’O.R.CCF/FAI/FRI

VIVA LA FAI/FRI

VIVA LA NUOVA GUERRIGLIA URBANA

SIAMO IN GUERRA

NIENTE MENO CHE IL TUTTO

Giorgos Polydoros

Membro arrestato della O.R. CCF/FAI/FRI

Carcere-bordello di Alicarnasso

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10 Responses to Testo di Giorgos Polydoros, membro della CCF (11 dicembre 2011)

  1. Fede "Compulsivo" says:

    Sulla questione del principio individuale-ripeto ognuno si muove come vuole-anche utilizzando codici che ti permettono di uscire facilmente:

    Ma dopo-come potersi rivendicare da anarchico?

    E sopratutto dove sta una critica-se ci si limita alle gerarchie valutative sul detenuto o quello fuori-ma che potrebbe finire dentro?

    E io qua scrivo di individualismo anarchico.

    Sugli anni 70 almeno nella terra mafio massonica dove vivo-invece ci sono esempi come quelli delle Brigate Rosse-che in maniera completamente diversa dall’antigiuridismo anarchico-negarono completamente la difesa legale e arrivarono a uccidere anche degli avvocati…

    Rifiutare un giudice non si può in maniera critica e negatrice farlo-se uno accetta l’avvocato:

    Qua se si deve ragionare in maniera tecnica legale-dire che io rifiuto la giurisprudenza con un avvocato-è dire una cazzata-perchè l’avvocato è complementare al giudice e al PM.

    è allora se te scrivi di “teatro” perchè tutti quello che lo usano non lo dicono?

    Lo si sa è tutto un gioco-in cui l’avvocato-che ricordiamo fa parte di una “categoria”-deve seguire le regole di procedura e non può parlare-senza annaquarle-delle idee del proprio assistito.

    Per questo non ha nessun senso rifiutare il giudice se non si nega la giurisprudenza-e quindi l’avvocato…

    Iniziando da un semplice approccio di negazione e revoca-si inizia a distruggere ogni ingerenza del diritto-e se si vuole arrivare a un punto focale-si ci deve rivendicare se si cade nelle mani del nemico..

  2. io says:

    Penso che, in principio no è una tua scelta, se ti prendono, hai un processo, con o senza avvocati, negli anni ’70 i processi si trasformavano in processi politici perché si negavano le autorità del giudice e dello stato, però gli avvocati c’erano. Inoltre chi lo faceva era militante di qualche organizzazione, e tutta l’organizzazione rifiutava e/o rifiuta l’autorita dello stato, perché c’è chi ancora lo fa.

    Quindi, si potrebbe creare un situazione nella quale, alcuni militanti rifiutano il potere dello stato per processarli e non lo riconoscono e quindi potrebbero rifiutare l’avvocato, altri che o per non essere militanti o perchè le sue condanne sono minime potrebbero rifiutare i giudici ma non gli avvocati. secondo me bisogna trovare una sintesi e agire in modo più o meno coordinato con più gente, si, lo può fare chi vuole, ma se non c’è una strategia e un obiettivo comune si rischia che molte persone rimangano ancora più isolate.

    per il resto per propria esperienza ho visto che, se salti l’avvocato per fare ricorsi non ti ascolta nessuno, e se hai da fare con loro te ne accorgi che è tutto un teatro dove ognuno fa la sua parte, dal operatore del carcere, passando per l’avvocato, per arrivare al fondo del incubo di ogni detenuto, il giudice. Insomma fanno schifo tutti.

    Credo che si deveria trovare una formula che rifiutando l’avvocato e negando l’autorità del giudice non portassi altri guai, almeno non gravi, ai detenuti che rischiano anni. Perchè come si dice da questi parti: non vorremmo vedere che qualcuno vuole fare l’omosessuale con il culo degli altri.

    Perché non approffitare di incontri anarchici per ideare una strategia comune?, in altri luogi ci sono persone interessate al tema potrebbero essere invitate e sentire ciò che hanno da dire.

  3. Nivangio Donisvere says:

    Vi sentite il buco del culo del mondo? Il mio non era un messaggio di minaccia ma un consiglio. Visto che non vi si incula nessuno continuate con paginate di merda sull’argomento di attacco “carognesco” a danno dei compagni che sono detenuti.
    Vi ripeto quello che avevo scritto in precedenza: Non siete questurini ma siete solo delle carogne compulsive. E poi per Parolearmate cercherò di fare un corso di linguaggio politicamente corretto, ma il significato delle parole non cambierebbero.

  4. Fede "Compulsivo" says:

    Ciao Io,tralasciando il finto Severino,il problema in ambito di scelte è:

    Te scrivi-che l’antigiuridismo è anarchico e viceversa-ora come poter accettare il ruolo che ti designano come “imputato”-se ci si fà difendere?

    Almeno nella terra massonica dove vivo-c’è il limite dell’avvocato-in quanto diritto acquisito.

    Se io revoco-mi verrà ridato-ma questo significa che se io non lo prendo-l’avvocato da me non avrà nessuna fonte da cui prendere-per fare il suo sporco mestiere..

    Questo in ambito di scelte-è già spezzare con il diritto che la macchina statale ti propone in cambio della “libertà”..

    L’altra questione è l’usare tutti i mezzi:

    Se io utilizzo le clausole che l’avvocato usa per me(l’imputato non ha nessuna possibilità di parlare a nome suo-se ha scelto l’avvocato di fiducia)-tutto quello che scriverò-verrà utilizzato in maniera distorta a fini di un assoluzione.

    Il potere statale usa per i suoi fini e suoi mezzi tutte le possibilità per “allacciare” un individuo-e questi sono mezzi che non appartengono per nulla a un anarchico.

    Ma se un anarchico li utilizza-saranno mezzi che appartengono alla macchina statale e non a chi si fà difendere..

    In più ogni volta che qualcuno viene arrestato-emerge quasi sempre che il potere “cattivo” ha agito contro individui che sembra non abbiano fatto nulla..

    Ma se io mi dichiaro a favore di un certo tipo di attentati-o acronimi-perchè poi cambiare versione e dire che è lo stato ad accusarmi di cose che non ho fatto?

    Se io mi rivendico l’affinità con delle pratiche di distruzione-io dirò che appoggio tali pratiche,ed è come esserne parte,anche se non ho preso parte a tali azioni.

    La difesa tecnica punta all’annullamento di ogni viva passione-si basa sul calcolare le probabilità di uscita-utilizzando ogni espediente…

    Come si è scritto-ogni individuo deve pensare a se-ma chi vuole criticare non ha nessun limite imposto dalla cosidetta galassia anarchica-che si sfalda ogni qual volta emerge un inchiesta..

    La pratica antigiuridica se è anarchica-deve puntare a distruggere il diritto-rivendicandosi e negando ogni diritto…

    Se io scrivo “Viva l’internazionale Nera”-io sarò affine a chi si rivendica sotto tale sigla-e non sarò l’ennesima vittima del potere statale..

  5. io says:

    Un anarchico non fa minacce per e mail di nascosto ad altri anarchici. Cioè, Nivangio, se voi dire quualche cosa la dici, se vuoi fare una cosa la fai e punto che cazzo vuole dire minaccare come fai te?.
    L’antigiurismo è anarchico, e tu, se lo sei, lo dovresti sapere…. Se vuoi fare qualche cosa di positivo vai a rompere i coglioni agli sbirri, militari e preti.

    beh, volete una crittica al tema. Eccolo.

    Se il potere ti prende e ti mette in carcere, e vuole fare dopo il teatro di un processo, è chiaro che per un rivoluzionario la condanna è sicura. Quindi, noi siamo i nemici da battere a tutti i costi, e quando siamo in mano a loro siamo dei prigionieri…anche per tutto ciò che quello comporta. Mi ricordo il caso dei palestinesi detenuti in Italia negli anni ’80. Allora ci sono stati dialoghi con il potere, ei prigionieri sono stati scambiati per altre cose, cioè, si sono messi a parlare con lo stato per delle cose.

    Quindi, io dico, se in una lotta dove il potere può utilizzare tutti i tipi di stratagemma per colpire a chiunque, perchè noi dovremmo precluderci qualche nostro aggire?.

  6. Fede "Compulsivo" says:

    Ma di che cazzo parli:cori da stadio?

    C’è un approfondimento serio su ogni cosa scritta-e te anarchico giudiziario ti prosti solo al tuo difensore..

    Te lo ripeto:non sapete cosa rispondere perchè siete nella merda dato che c’è chi dice apertamente che la tua minchia di avvocato se la fà-in tutti i sensi-con i Pm e giudici..

    Ma vedi che alla fine leggo-che te non sai cosa rispondere alle domande poste?

    Poi che cazzo ne sai te di cosa faccio io? Di certo non te lo vengo dire a te-che mi sa che sei sempre lo stesso con uno pseudonimo per ogni cazzata che scrivi..

    Stai attento a quello che esprimi nelle tue ultimi e inutile righe-la strada da brutte sorprese..

    Buona messa.

  7. Nivangio Donisvere says:

    Parolearmate, no non lo so cosa sono l’azione diretta e l’antigiuridismo ma allo stesso tempo penso che non siano cori da stadio come quelli che cantate voi su questo blog. L’azione non si dibatte ma si fa! Detto questo non mi crea nessun problema a ribadire che siete solo dei poracci e coglionazzi. Io non penso che siete pagati dalle questure per mettere zizzanie tra gli anarchici, ma questo non evita brutte sorprese. Buena suerte!

  8. ParoleArmate says:

    Nessuno che sappia fare un commento che vada oltre l’offesa gratuita. Caro Severino, ma tu sai almeno cosa sia l’azione diretta e l’antigiuridismo? qui non si tratta di fare il tifo, ma di dibattere, sono stati pubblicati testi su testi a cui non si è mai dato un apporto polemico che non sia ” coglioni” o “carogne” ecc… Se questa è l’azione della parola è meglio che taci.

  9. Fede "Compulsivo" says:

    Ancora un prete…

    Ma lo vuoi capire che state decedendo e non sapete cosa rispondere-dato che vi stiamo facendo fare una figura?

    Detto questo-io sono Fede e te questa volta hai usato l’anagramma di Severino Di Giovanni:

    Ma torna in chiesa..

  10. Nivangio Donisvere says:

    Poracci. Anarchici da salotto e da seghe mentali come tantissimi altri, andate a giocare con Facebook; lì forse qualcuno, coglione come voi, che vi risponda lo trovate. Antigiuridisti? Ma se state sempre li a difendervi uno con l’altro/a!?! L’azione diretta non è cosa scritta o per cui fare il tifo ricordatevelo mocciosi!

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