La “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” sulle pentole a pressione” Posted on novembre 10, 2009 by Culmine

 

Infine volevamo inviare un messaggio a tutti. D’ora in poi, lo spazio di indifferenza ha smesso d’esistere. Il terrorismo rivoluzionario e noi, come Cospirazione delle Cellule di Fuoco, compiamo il passo verso la minaccia sociale e l’aggressività nichilista“.

Cospirazione delle Cellule di Fuoco

Continuiamo a proporre documenti della Cospirazione delle Cellule di Fuoco-per rabbrividire dei loro attentati e per far venire un brivido di paura e rassegnazione ai parassiti della democrazia-a chi si nasconde sotto un “ombrello” e aspetta che la tempesta passi-a tutti i preti e suore dell’anarchia redentrice-con il loro obolo per la cura prostranti verso il loro medico avvocato.

Rivendicarsi-sentire che la distruzione terroristica e Nichilista-non volge mai al termine-esplodere nel proprio sè come l’esplosione di un attentato che deflagra la stabilità sociale-di tutta la società.

La vostra anarchia è in putrefazione.

 

 

Comunicato della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco” sulle pentole a pressione – novembre 2009.

traduzione dall’inglese: Gino Gatti

Questo è così… se è quel che pensate …

Non abbiamo mai smesso di lottare nei momenti difficili, quando abbiamo avuto il fiato sul collo, nemmeno quando i cani abbaiavano attorno a noi. Ci siamo guardati in faccia, sicuri sulle decisioni da prendere.

Abbiamo controllato le nostre armi, ci siamo interrogati sul nostro odio: “Facciamolo un’altra volta… questa volta fino alla fine …”.

Dopo il nostro attacco contro il Ministero della Macedonia-Tracia e la convocazione delle elezioni nazionali, due delle nostre cellule hanno deciso, in collaborazione con i compagni della Frazione Nichilista, di lanciare un nuovo appello per la strategia di provocazione sociale, colpendo le case e gli uffici di personalità politiche. Il primo colpo di questa serie di attentati esplosivi è stato diretto contro la casa del candidato del PASOK Louka Katseli a Kolonaki. Abbiamo deciso di realizzare quest’attacco nel giro di due giorni. Lo stesso giorno dell’attacco ci siamo sorpresi nel sentire i giornalisti che festeggiavano lo smantellamento della nostra organizzazione: raid in un nascondiglio ad Halandri, diversi giorni di pedinamento da parte degli sbirri, successo per la EYP (Agenzia Nazionale per l’Informazione), localizzazione e identificazione delle impronte digitali dagli attacchi precedenti, scenari sulla logica dei vasi comunicanti …

Tutto questo, mentre nello stesso giorno abbiamo attaccato a Kolonaki senza alcun turbamento, sotto gli occhi della polizia e senza preoccupazioni. Questi eventi non ci farebbero che sorridere se non fosse che alcune persone sono state accusate di far parte delle nostre organizzazioni e per questo sono perseguite. E’ lo scenario perfetto per soddisfare l’istinto cannibale dei giornalisti e della società che per mesi hanno richiesto l’arresto dei terroristi.

Trucchi per le elezioni… affari interni della polizia… fuochi d’artificio che causano paura… non riusciamo a capire la loro logica e non la seguiremo.

Ma tutto quel che è stato detto resta impresso nella nostra memoria e il termine solenne che abbiamo pronunciato, senz’altro pensiero d’accompagnamento, è stato: “Vendetta.“

Vendetta per la parte che essi hanno avuto nel festeggiamento dei nostri presunti arresti con il pretesto del 20 ° anniversario dell’esecuzione del terribile Bakogianni (nel settembre 1989 questo politico del partito di destra Nea Demokratia è stato colpito alla testa dal gruppo armato chiamato 17 novembre). Un festino in cui il suo protagonista, il grande protettore Karamanlis (primo ministro greco, mandato via il 4 ottobre 2009), ha dichiarato con arroganza il suo trionfo sul terrorismo rivoluzionario.

Vendetta per i giornalisti parassiti che hanno la pretesa di essere dei grandi scrittori e parlano dei “terroristi da pentole a pressione e play-station”, di capi e di ragazzi subordinati. Vendetta personale anche per i mentori sensibili della stampa progressista che, preoccupati, parlano dei buoni bambini della porta affianco. Vendetta anche per questa fottuta società che, con malizia, ha sorriso credendo d’essersi liberata di noi, in modo da poter andare a letto con sicurezza. Vendetta per i poliziotti bastardi che giocano a fare i duri nei loro costumi a prova di proiettile e che mostrano le mitragliatrici con le loro vittorie codarde e fabbricate, ma che hanno pianto, sono scappati e si sono nascosti sotto i tavoli quando abbiamo attaccato i commissariati di notte per bruciarli lì dentro.

Vendetta contro i pubblici ministeri bastardi ed i giudici inquirenti che pensano di poter catturare il nostro odio e la nostra coscienza, i nostri sentimenti e la nostra logica nelle pagine dei loro procedimenti, credendo di poterci spaventare.

Vendetta per tutto ciò che viviamo, perdiamo, per ogni cosa che ci potrebbe accadere scegliendo la guerriglia urbana quale nuova condizione di vita.

Oggi la verità è nota a noi ed ai nostri accusatori. Sappiamo che il loro spettacolo non seduce le persone che sono in grado di pensare, né spaventa quelli che hanno scelto un luogo in cui solo in pochi hanno il coraggio di scegliere di essere il proprio paese.

Di tutti gli altri, non ce ne importa molto.

A questo proposito pochi mesi fa, a maggio per essere precisi, abbiamo scritto nella rivendicazione delle bombe ai commissariati di Stavroupoli e Penteli: “Il risultato è più povero e pittoresco. La gran parte degli arrestati lo è per la ’persecuzione delle proprie idee’ o, incidentalmente, mentre transitavano nel luogo dell’attacco. Noi non crediamo che un arresto debba portare alla creazione di martiri … né pensiamo che un indagato debba essere criticato per la buona causa. Ma bisogna sapere che le nostre scelte conducono a delle responsabilità. Più ci addentriamo, più sicuri e di conseguenza più diveniamo esigenti verso noi stessi ed i nostri compagni “.

In tal maniera vogliamo far capire che siamo persone che vivono seguendo le proprie parole come si trattasse di un impegno a vita. È per questo che saremmo perlomeno incoerenti e vigliacchi se dovessimo negare i nostri principi e posizioni dichiarando di ripudiarle e di non prendere in considerazione qualsiasi azione violenta o se dovessimo dichiarare di non aver familiarità con l’organizzazione di cui facciamo parte, così come secondo la versione dei giornalisti avrebbero fatto due degli arrestati. Che senso avrebbe dal momento in cui tali persone non hanno nulla a che fare con noi!

Inoltre noi siamo orgogliosi delle nostre scelte e azioni ed abbiamo il coraggio, il privilegio el’onore di guardarci allo specchio senza nascondere la faccia per la vergogna. Avremmo fatto lo stesso nel caso di un arresto, non avremmo nascosto i nostri volti, come è stato fatto dagli altri due presunti giovani membri del gruppo. In breve, se qualcuno dovesse nascondere il suo volto, sarà denigrato da questa società.

Noi non giocheremo a fare gli investigatori ed i giudici sul come ed il perché della prova consistente che supporterebbe questo caso, vale a dire l’esistenza di una bomba in una pentola a pressione che hanno trovato nell’appartamento di Halandri. Detto questo, noi abbiamo l’assoluta necessità di esplicitare quanto segue: le bombe non sono brevettate, specialmente quelle con un detonatore facile, come quelle costituite da pentole a pressione e da sveglie.Si tratta di materiali reperibili nei negozi che, contrariamente alle richieste repressive, non sono coperti da copyright da parte di un’organizzazione o di un modus operandi. A parte il fatto che, il metodo specifico di ricorrere alle pentole a pressione come oggetti rinforzanti l’onda d’urto è stato usato sin dal 19 ° secolo da parte dei terroristi e nichilisti francesi (Henry, Ravachol, Vaillant… ) ed oggi continuano ad esser utilizzate dall’organizzazione anarchica FAI in Italia, da noi e dall’organizzazione ENEDRA (gruppo antiautoritario che ha piazzato diverse bombe nel settembre 2007), in Grecia. Quindi, com’è possibile che un probabile rinvenimento d’una bomba, costruita e diffusa seguendo un metodo utilizzato in periodi e luoghi diversi, possa esser considerato il simbolo-marchio d’un gruppo specifico, come le Cellule di Fuoco?

C’è qualcosa di marcio, ma non spetta a noi trovare di cosa si tratta. Tutti quelli che pensavano che ci saremmo nascosti nel campus del Politecnico possono esser interrogati sulla seguente questione.

Nel momento in cui gli edifici universitari sono stati circondati da sbirri in borghese e da giornalisti, noi abbiamo collocato la bomba al Pedion tou Areos durante l’incontro con il culo grosso (Karamanlis). A noi non interessa chiedere il diritto d’asilo nell’università, ma questo è sempre stato un enorme desiderio degli sbirri. Non ci occupiamo di tutto questo, siamo già alla ricerca di nuovi obiettivi.

Alla fine, preparandoci per il futuro in modo da poter affrontare il presente con uno spirito lucido,vogliamo render chiaro che rinchiudere uno di noi non implica una posizione di debolezza.

Abbiamo i nostri codici di valori che non s’infangheranno con i ritiri, l’incoerenza e l’oblio. In altre parole, le iene di solidarietà non possono toccarci con le loro grinfie. I cittadini con le loro buone intenzioni, le personae, gli “anziani”, quelli che “tutto sanno”, le madri Teresa e il resto della feccia possono tenersi occupati con le più facili e le più servili delle vittime, perché noi non siamo facili prede e li colpiremo sui denti. Anche nei momenti più difficili, un rivoluzionario ha bisogno di apprezzare i suoi amici e compagni e ha bisogno di disprezzare gli uomini di paglia con i loro volgari interessi ed il falso umanesimo con i quali decapitare la coscienza rivoluzionaria, mettendoli in atto facendo compromessi. Pertanto invitiamo i nuovi compagni a liberarsi dalla mentalità da bar che si trasforma in conferenze stampa in cui gli esperti della solidarietà proclamano i loro comunicati. Li invitiamo a metter piede nelle loro riunioni per cospirare e rimpiazzare le chiacchiere con progetti e parole chiare. Possono la paura e l’incertezza far posto all’audacia ed alla determinazione; può la collera causare tempeste e rabbia e far chiedere al proprio cuore: “Se non ora … quando? Se non noi … chi? ”

Dopo gli ultimi eventi, i compagni che hanno colpito Katseli hanno proposto di riconsiderare il piano d’azione. Siccome noi crediamo che la realtà del carcere che ci circonda non sia il risultato di una leadership unitaria e compatta che ordina i delegati e gestisce le istituzioni, bensì si tratta di una fabbrica sociale di comportamenti, cultura, tradizione e costumi, noi vogliamo attaccare ogni settore di questa fabbrica che produce tutto quel che odiamo. In questo momento consideriamo che il progetto di attacco contro le case di 5 o 6 uomini politici sia piuttosto povero. Non si è valutata la dinamica che volevamo sviluppare. Volevamo far qualcosa che avrebbe potuto spezzare i presunti limiti e l’alibi della società “innocente” che nega la sua responsabilità, attribuendosi il ruolo della vittima eterna. Ma le vittime non tifano per i loro assassini, non sporgono denunce verso quelli che hanno resistito contro i tiranni, non sostengono i propri oppressori, non languiscono nelle loro celle ingannevoli. Semplicemente perché le vittime non hanno una scelta.

Ma le persone dell’attuale società, esse fanno delle scelte e di conseguenza hanno delle responsabilità. Forse stiamo tutti -noi e la società- vivendo la stessa merda, ma non dimentichiamoci che i prigionieri ed i carcerieri che vivono nella stessa prigione non sono alleati.

Ci sentiamo allo stesso modo in questa società in cui non brilla nulla e regna la disgustosa codardia, al punto che non c’è voluto molto perché nascesse quest’idea. Abbiamo scelto di colpire un comizio elettorale, una riunione in cui la massa opaca di feccia umana si precipita a sostenere i propri leaders. La scelta del comizio di Nea Demokratia è stata meramente estetica. Non avremmo potuto sostenere lo spettacolo del grasso idiota Karamanlis che vanta un inconsistente successo nei confronti del terrorismo rivoluzionario. Volevamo ricordargli che una bocca grande non serve a nessuno.

Così abbiamo deciso di stemperare le ambizioni dei pagliacci del servizio anti-terrorismo che

volevano vendicarsi per il loro agente fatto fuori dalla “Setta dei rivoluzionari” (lo sbirro è stato giustiziato nell’aprile 2009) e che svolgono il loro gioco a scapito di milioni di persone che nulla hanno in comune con la nuova guerriglia urbana. Infine volevamo inviare un messaggio a tutti.

D’ora in poi, lo spazio di indifferenza ha smesso d’esistere. Il terrorismo rivoluzionario e noi, come Cospirazione delle Cellule di Fuoco, compiamo il passo verso la minaccia sociale e l’aggressività nichilista. La maggioranza continuerà ad essere per noi un nemico, fino a che nasconderà le sue responsabilità personali dietro la psicologia di massa; fino a che definirà se stessa come costituita da povere persone, vittime dell’ingiustizia. Tolleranza zero verso le giustificazioni. È difficile svegliarsi al mattino in un mondo indegno, tra sorrisi stupefatti, corpi esausti, falsi gesti, sguardi apatici e nel mezzo di un’assenza che domina. Ci siamo sbarazzati di tutti gli ostacoli che ci hanno bloccato: relazioni morte, situazioni opache, opinioni regolari, ipocrisie, ripetizioni permanenti.

Abbiamo intrapreso un sentiero selvaggio con il nostro respiro profondo al ritmo silurante di un impronunciabile ammutinamento.

Noi giocheremo alla roulette russa, la pistola di vita nelle nostre mani, invece di morire in silenzio e pazientemente, lontano da quel che stiamo cercando. Sappiamo di non esser soli. Sappiamo che nuovi compagni del fuoco sono con noi, e noi con loro. Al di là di ogni aspettativa, la nuova guerriglia ha di nuovo graffiato con il rasoio sulla faccia di questo mondo. I nuovi gruppi sono stati capaci di prosperare e di scrivere la loro storia, anche se sono stati oscurati e disprezzati dalle vecchie “celebrità”, anche quando hanno conosciuto il sospetto ed i successivi consigli degli illuminati.

Inviamo il nostro amore e il nostro rispetto a tutti nuovi guerriglieri e chiediamo loro di unirsi alla lotta contro i piccoli e i grandi, le prigioni visibili e invisibili della nostra vita, e così fino alla fine.

Gli altri, quelli che ci gravano con le loro estenuanti giustificazioni e la loro presunta esperienza, non li ascoltiamo. Le ostilità rivoluzionarie non cesseranno, non solo per stemperare la faciloneria dei marci elettori. I sostenitori del partito, proprio come gli ultras, viaggiano da una città all’altra per partecipare a tutti i comizi, trascinando il loro cadavere vivente, scandendo slogans. Facce trasformate dagli slogans come “Tu sei il primo ministro”, sfilate in TV inquadrando al contempo l’elettorato di base, la quintessenza della democrazia. Quando il capo sta per arrivare a giocare le sue due ore di teatro, la massa è colpita da lacrime di commozione e di torpore.

Questa massa di idioti, ricordando film con morti viventi, non può esser altro che un bersaglio. La quantità della massa non ci tocca, neppure la presenza di giovani e vecchi, uomini e donne. E’ tutto in quel momento in cui l’inerzia della gente si trasforma in grida e sostegno per la democrazia.

Così abbiamo deciso di far esplodere una bomba davanti ad essi, per inviare un messaggio durante l’ultimo discorso del primo ministro, in modo da provocare il panico nelle autorità e far evacuare il posto. Gli elettori, in preda al panico, sono fuggiti via, mentre gli artificieri avviavano la corsa contro il tempo cercando di neutralizzare la bomba. Abbiamo attraversato la via Salomone, fusi nella massa bianco-azzurra (i colori di Nea Demokratia), siamo passati davanti agli sbirri in borghese ed antisommossa -credendo che fossimo parte della massa che voleva la vittoria- e siamo arrivati sul punto in cui abbiamo deciso di collocare la bomba. Abbiamo visto tre agenti in borghese e due antisommossa in via 3 ° Settembre e via Guilfordou ed un altro in borghese all’incrocio tra quelle strade. Siamo andati nel vicolo, a sinistra della bomba, e così abbiamo inviato un messaggio sugli arresti, sullo smantellamento e sulla tolleranza zero.

Adesso è il momento di interrogare ognuno di essi e di capire se vogliono continuare o rinunciare in modo definitivo alle loro decisioni. Noi dobbiamo mostrare loro, individualmente e collettivamente, che non ammainiamo le vele. Noi resteremo fino alla fine. Se vanno agli estremi nel tentativo di scovarci, noi andremo fino ai nostri confini più estremi per cercare di essere i primi ad attaccare. La possibilità di tornare a casa è la più remota in questa guerra. Nessun passo indietro, nessun rinvio.

D’ora in poi la strategia sarà sostituita dall’odio e da progetti intelligenti di determinazione completa.Lasciamo liberare i nostri istinti distruttivi.

Può iniziare un nuovo ciclo di guerriglia, ancor più forte, ancor più distruttivo.

Ogni casa può divenire un nascondiglio e da tutti i posti nascosti verrà il fuoco che li brucerà tutti vivi.

Che sappiamo che la nuova guerriglia non è una bolla di sapone, né un impulso adolescenziale o un’esplosione d’ansietà artistica.

La realizzazione e la rivitalizzazione dei nostri desideri aggressivi, le nostre negazioni, la nostra esistenza sono nell’attacco allo status quo.

Sarai sempre dritto di fronte a noi … e vedremo chi sarà con la schiena contro il muro.

 

Cospirazione delle Cellule di Fuoco – Frazione Nichilista

p.s.: Inviamo i nostri saluti ai compagni anarchici Christos Stratigopoulos e Alfredo Bonanno; quest’ultimo, nonostante l’età, ha fatto tesoro della sua inalterata negazione e continua a camminare lungo la strada che ha scelto

 

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