Tomo/ParoleArmate – Sulle mie scelte antigiuridiche

Scrivo queste righe dal momento che voglio specificare ed approfondire le mie scelte nell’ambito del contrasto dicotomico giuridismo/antigiuridismo nel contesto dell’operazione denominata “Ardire” che, per riassumere, ha visto ordini di custodia cautelare per 10 persone in italia, germania e svizzera e l’apertura di indagini nei confronti di 24 persone per terrorismo internazionale, in riferimento alla Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale.

In quest’inchiesta, ho deciso, così come hanno fatto Federico Buono e Maurizio De mone (redazione delle Edizioni Cerbero), di non avvalermi di alcuna difesa legale, di qualunque stampo essa sia (tecnica o altro), in quanto, come anarchico individualista-egoista, rifiuto qualsiasi tipo di imposizione/ordine/gerarchia, e per questo non riconosco in alcun modo l’autorità giudiziaria, i suoi processi ed i suoi meccanismi, rivendicando così la mia potenza individuale che vorrebbero frantumata.

Questo agire è la non-via di fuoco che ho approfondito in quest’ultimo anno (e che mi accingo a sperimentare), con individui che considero affini, che vanno da Federico e Maurizio coi quali ho discusso spesso riguardo a questo muoversi, fino ai/alla compagni/a e fratelli/sorella imprigionati/a della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che hanno sempre rivendicato il loro rifiuto al meccanismo giuridico e processuale; una scelta che entra in contrasto quindi con quelle intraprese dai/dalla compagni/a Stefano, Elisa e Giuseppe, che hanno scelto di intraprendere la via della difesa legale (i primi due scegliendo una difesa tecnica). Una decisione, dunque, atta a mantenere il mio essere individuo di fronte alla spersonalizzazione ed alla “dirittificazione” (ovvero passare dall’essere individuo all’essere diritto) perpetrata dalla macchina giuridica (difesa legale compresa), in quanto, dal mio punto di vista, con una scelta contraria alla mia:

1) Si riconosce l’autorità giudiziaria, coi suoi labirintici codici e regole;

2) Si consente di farsi rappresentare (quindi delegarsi) da qualcun altro (in questo caso un avvocato);

3) Si accetta l’essere trasformati, come scrivevo prima, da individui a diritti, a spettacolari “giri di parole”, a fantasmi fatti di cavilli e commi;

4) Si utilizzano strumenti che, è bene ricordarlo, sono concessi dal nemico.

Non ho alcuna intenzione di chiedere scusa o di giustificarmi per alcunché, non sono interessato a dimostrare nulla (dualismo innocenza/colpevolezza) ai miei nemici, non voglio parlare, come ha fatto il compagno Marco Camenisch, di montatura o di manovre “illegali” da parte di sbirri ed accusatori (non penso infatti che ci si debba aspettare, né si debba esigere alcuna grazia da questi scarti umani, vorrebbe dire che il nostro conflitto con questi si è spento. Non a caso Olga, sorella imprigionata della CCF, col suo continuo rifiuto alle loro logiche, ha passato ben 53 giorni in isolamento) in quanto si rientra sempre nell’ambito giuridico che io non riconosco e nego in quanto individualista-egoista anarchico antiautoritario, né sono disposto a farmi sacrificare sull’altare dei loro tribunali, che trovo belli solo quando vengono dati alle fiamme.

La pratica dell’azione diretta, sia rivendicata come FAI/FRI o no, è ciò che scalda il mio cuore e che diffonde la luce nera del caos nel grigiore di queste vite e di queste città piene di cadaveri che hanno perso ogni capacità di sensazione. È ciò che mi scuote di brividi di piacere e mi fa pervadere da una sensazione di immensa gioia iconoclasta. Sapere che indomiti individui e compagni fanno saltare in aria assieme a banche, corti, galere, uffici-gabbie, agenzie, scuole e via dicendo, la statica pace sociale che offre una vita artificiale fatta di cemento e di noia, o che, incuranti delle conseguenze, decidono di azzoppare un pezzo di merda, è qualcosa che fa ribollire nelle mie vene il fuoco della nuova anarchia, che fa sbocciare in me il fiore maledetto della distruzione; e voglio che si sappia che questi gesti trovano e troveranno sempre in me un complice appoggio e la totale approvazione.

Ho già respirato l’aria pesante dei loro commissariati e pure quella dei loro tribunali (anche se, in questi ultimi, non come soggetto indagato) e fin da subito è percepibile l’atmosfera e l’“odore di soporifera redenzione” (Federico Buono – Nelle celle della Redenzione, Vertice Abisso n°2, pagina 4). Cosa significa questo?
Significa che, sin dall’attraversamento della soglia di questi luoghi, immersi in staticità in sospensione, si attua la spersonalizzazione, la de-individuazione, la redenzione di chiunque vi entri.
Vieni scomposto, sezionato all’interno delle loro aule, perdi la tua unicità, ogni gesto si fa meccanico, rimani sospeso nel limbo di un’immobilità alienante. Questo fino a che non si nega tutto ciò.

Dunque, con la mia decisione io sperimento la negazione del loro diritto, del loro giudizio, rifiuto di farmi de-comporre da difese o da accuse.
Io piscio su ogni codice penale, sputo su di voi e sulla vostra giustizia e le vostre accuse per me sono la riprova che ho colto nel segno.

Io ho fatto scelte ben precise, che sono quelle della diffusione del dibattito anarchico d’azione e di una vita di attacco contro l’ordine e la società, e me le rivendico tutte, a prescindere dalle conseguenze che questo può comportare.

Voglio inoltre reiterare tutto il mio disprezzo ed il mio essere nemico nei confronti di quei patetici anarchici della FAItaliana, inutili rifiuti, stronzi infami che hanno il coraggio di dissociarsi e poi di gettare qua e là briciole di solidarietà (sempre specificando però che loro non c’entrano niente).
Con i vostri discorsi muti riempite le ore in stupide assemblee piene di fantocci, fate i pagliacci per strada un paio di volte l’anno e fate a gara per rimanere il più lontano possibile dall’azione, fregiandovi di chissà quali incredibili imprese a fianco della massa, del popolo, quello che esulta se dei compagni d’azione vengono incarcerati.

Vomito addosso a voi tutto il mio odio.

“L’unica cosa certa è che la vita non può esser vissuta con suppliche e preghiere. C’è bisogno che le nostre mani afferrino il fuoco, i nostri occhi fissino attentamente il caos ed i nostri cuori palpitino al ritmo della distruzione anarchica e dell’esistenza selvaggia.”
CCF

PER LA DIFFUSIONE DEL NICHILISMO D’AZIONE E DEL DIBATTITO INSURREZIONALE-RIVOLUZIONARIO INDIVIDUALISTA ANARCHICO

PER LA PROPAGAZIONE DEL FUOCO NERO E DELLA PROPAGANDA COL FATTO

PER LA DISTRUZIONE DELLA SOCIETA’ E DEI SUOI PILASTRI

NESSUNA COMPASSIONE PER “SCHIAVI” E “PADRONI”

VIVA IL FUOCO DELLA NUOVA ANARCHIA!

Tomo/ParoleArmate, rivoluzionario nichilista-individualista anarchico, dal Mio Nulla.

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