(it-es) Alcune brevi note su vecchi e nuovi dei e sulla negazione/rottura

Bisogna ribadire l’importanza della rottura/eliminazione di ogni aspetto arginante e superiore alla propria individualità dell’esistente, aspetti che fanno sì che la totale liberazione individuale venga completamente sepolta sotto tutto il peso della morale e dell’educazione. Bisogna farla finita, attraverso una pratica continua di negazione e di distruzione, con tutte queste divinità che sottomettono l’individuo ad un codice di valori che spegne la fiamma della sua rivolta; c’è bisogno di un’azione annientatrice perpetua, che tenga lontano tutto ciò affinché non inquini l’individualità stessa.
Ogni volto di questo mondo che odiamo ne rappresenta un pezzo, un ingranaggio, un meccanismo più o meno fondamentale, per questo ciascuno di loro va attaccato con ogni mezzo possibile e con tutta la forza; non possiamo né dobbiamo avere pietà, né lasciare spazio alle rappresentazioni della società, sotto qualsiasi forma si presentino.
Per questo c’è la necessità di una lotta “infinita”: ogni individualità deve essere costantemente in guerra con ciò che l’opprime, senza lasciargli un centimetro, guadagnato col proprio sangue e col proprio sudore, e mai arretrare. Mai.
 

ParoleArmate

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(Ringraziamo i compagni di Culmine per il loro aiuto in questa traduzione)

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Alcune brevi note su vecchi e nuovi dei e sulla negazione/rottura

I
Quando partiamo dal presupposto che è necessaria la distruzione dell’ordine sociale e di tutto l’esistente, siano questi: i suoi dogmi morali, valori, virtù, cultura, ecc., si stanno vagliando le motivazioni fondamentali che si propone qualsiasi individualità anarchica.
Tuttavia, ciò non solo non è un compito facile, ma è anche indispensabile tenere in considerazione che il motivo della distruzione e della morte dei vecchi dei era segnato anche dalla necessità di distruzione dell’ordine sociale e di tutte le regole che imperavano in queste società.
Altresì, non sono utili le mere critiche formali e superficiali dei valori e dei dogmi, poiché non si farebbe una critica radicale all’aspetto essenziale e determinante di quelli e dei loro eredi, gli spettri e le ombre che il vecchio dio genera alla sua morte.
È così, dato che la premessa fondamentale dell’esistenza dei vecchi dei metafisici ha come pietra angolare della sua struttura di dominio sociale i dogmi morali ed i loro valori, con cui ci propongono di vivere nella società della sofferenza.
Ciò emerge con limpida chiarezza, e a ciò non scappa nessuna religione metafisica, dato l’odio profondo che queste sentono contro gli spiriti liberi, ossia contro tutte le individualità con potere ed autonomia. Queste, con le loro morali pecorili, ci propongono di annegare le nostre passioni e la nostra felicità basata sulla libertà assoluta, inoltre ci dicono che la felicità debba essere edificata sulle fondamenta della sottomissione e dell’affogamento delle nostre passioni, intronizzando falsi valori che sono elevati allo stato divino, come il sacrificio ed il martirio dell’individuo, l’omogeneità, od il sottometterli ad una morale pecorile.
Nella modernità, il dio metafisico è morto, ma le sue ombre ed il suo respiro sopravvivranno nell’esistenza dei nuovi dei secolari, che si sono sviluppati a partire dalla modernità. Gli individui o rifiutano l’idea stessa di dio, o la adattano alle proprie circostanze, ed entrambi i casi sono stati estremamente utili e vantaggiosi per la sopravvivenza dei dogmi e dei valori della sottomissione.

II
La simbologia dei vecchi dei è cambiata. Tuttavia questa trasformazione che ha avuto luogo nelle credenze, dogmi e valori prestabiliti, mantiene inalterabile gli aspetti essenziali dei vecchi dei, anche se sono stati sostituiti da nuove divinità secolari.
Come in tempi passati, le moderne ombre e spettri della sottomissione e dell’appiattimento individuale esistono non più attraverso sacerdoti, sciamani, libri sacri, ecc., ma tramite una simbologia adeguata all’era post-moderna in cui viviamo, che si traduce tramite una complessa rete di istituzioni politiche e sociali, religiose, educative che comportano il fatto che le individualità si massifichino dietro ad un comportamento accettabile e prevedibile per l’ordine sociale vigente e comune a tutti. E questa omogeneità nei nostri comportamenti e pratiche quotidiane comporterà necessariamente al fatto che la nostra individualità venga incatenata e sottoposta alle torture più estreme da parte della macchina sociale.
Tuttavia l’individuo, in maniera incosciente, considera normale la strutturazione e la maniera in cui l’ordine sociale modella la propria individualità, per mezzo di valori e dogmi sociali, culture massificate e mistificazioni istituzionali

III
Quando l’individuo comincia a farsi domande sull’estetica e sulle distinte finzioni che lo spettacolo sociale genera nel suo agire, finisce col sentire che tutti questi valori eretti con l’obiettivo della sottomissione individuale ad un collettivo immaginario – società – sono un carico che porta dietro di sé molto pesante.
Il porsi domande effettuato dall’individuo può portare ad uno stadio iniziale di negazione dei valori, modelli, dogmi, ecc., non è in sé sufficiente per essere considerato come l’inizio del processo di negazione/rottura con tutti i valori esistenti, poiché non fa nulla per riaffermare la propria individualità, ma non sono altro che finzioni od apparenti distruzioni dei valori che ci sono stati trasmessi dalla macchina sociale.
Certo è che essere integrato in una società e convivendo insieme a milioni di individui assimiliamo i modelli di comportamenti prestabiliti dalle abitudini, e che molte volte si tenta un rituale comune con tutti quelli.
Il processo di negazione/rottura, non è identificabile né omogeneo, tutto il contrario, è autonomo poiché le domande e le motivazioni per l’inizio di questo processo porranno le loro fondamenta nei rifiuti dei vari rituali ai quali partecipava l’individuo e che sono determinati dalle credenze generalizzate e “normativizzate “ dell’ordine sociale.
Il parlare di negazione/rottura, non significa identificarlo con l’“opinione propria”, al contrario, poiché quest’ultima non può essere considerata come il germe di un processo di negazione dei valori imposti alle individualità esogenamente, ma è più che altro parte dell’estetica dello spettacolo che crea finzioni di “libertà”, quando in realtà non si è cominciato a mettere in discussione tutte le strutture di valori che sostengono l’edificio sociale.
Invece, il processo di negazione/rottura e la sua traduzione pratica nella distruzione, implica un movimento individuale, che non trova il suo fine, ma le negazioni e le rotture coi parametri che incoscientemente possono solidificarsi nella nostra individualità sono costanti. È un infinito insorgere come individuo.

IV
È così che i vecchi dei, come le nuove divinità, generano come si è visto, un complesso sistema di valori, condotte e dogmi, che coadiuvano al suo sostentamento, e alla sottomissione degli individui, mediante ruoli stereotipati che l’ordine sociale impone ad ognuno di noi.
Non basta avere un sentimento di disappunto, e anche creare finte negazioni e rotture con l’ordine vigente ed i suoi valori imposti, poiché ciò può anche significare un modo per sostenerlo, considerandoci parte di questo sistema.
È necessario segnalare che il cammino della negazione/rottura e poi di distruzione, che ribadiamo essere un fatto esclusivamente individuale, significa una profonda destrutturazione di tutti i parametri sociali, culturali, ecc., che lo spettacolo impone, e che di fronte alle domande che formuliamo, dobbiamo dare risposte che implichino la negazione dell’attuale ordine delle cose, la rottura con lo stesso e la conseguente distruzione di tutti i condizionamenti esterni alla nostra individualità che impone la società.
E, perché le ombre e gli spettri dei vecchi dei non si posino nuovamente su di noi, come individui, il processo non deve trovare fine, ma essere infinito.
NIHIL

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