Solidarietà con l’anarchico Rami Syrianos dalla Cospirazione delle Cellule di Fuoco

da: This Is Our Job

Sebbene Syrianos abbia già finito il suo sciopero della fame (durato dal 15 al 21 maggio, giorno in cui è stato finalmente trasferito dall’isolamento nella prigione di Nigrita alla prigione di Larissa), ed il suo processo si sia recentemente concluso (è stato condannato a otto anni  e otto mesi di prigione), presentiamo il seguente comunicato scritto dai nostri compagni della CCF:

Come prigioniero, ci sono momenti in cui la tua pazienza raggiunge i suoi limiti e si esaurisce. Momenti in cui la tua forza e fiducia nel tuo Io si intensificano. Momenti in cui la tua dignità e rabbia diventano un grido combattivo di libertà che scavalca i muri, fuggendo dalla tua cella e muovendosi attraverso lo spazio-tempo in una perpetua ricerca di compagni e complici. Spiriti senza riposo con coscienze inflessibili lottano per sostenere la fiamma dell’attacco, incidendo al suo interno nuove negazioni. Si stanno demolendo i confini, mentre le parole-ora libere-cercano di raggiungere tutti gli anarchici d’azione. Per dichiarare che non ci fermeremo. Per dire che, nonostante le cadute, non abbiamo perso il nostro desiderio di libertà, neanche un po’. Torneremo sui nostri passi ancora una volta e proveremo di nuovo, di nuovo e di nuovo.

Abbiamo spesso fatto riferimento al fatto del nostro rifiuto alla perquisizione corporale, che cercano di svolgere in ogni prigione in cui ci trasferiscono. Noi abbiamo chiarito la nostra attitudine, dal momento che deriva dalla coerenza con la nostra prospettiva anarchica. Proprio in questo momento, la nostra sorella Olga Ikonomidou ed il compagno Rami Syrianos si sono ritrovati sotto il duro regime di isolamento, poiché ognuno attende il completamento di un trasferimento disciplinare. Olga è rinchiusa nella prigione di Diavata e Rami in quella di Nigrita. Il continuo ripetersi di simili situazioni ci fa sentire di dover essere ancora più chiari riguardo a questo fatto, cosicché ogni cosa che sta avvenendo qui all’interno sarà comprensibile per i compagni che non sono mai stati “benvenuti” da questi sacchi della spazzatura della società.

Al momento dell’entrata in qualunque prigione, al di là delle ragioni dei trasferimenti (presenza in tribunale, consultazione legale, visita in ospedale, ecc.), dobbiamo prima entrare nell’area di controllo. Là sono ubicate un numero di macchine specializzate-detector simili a quelli negli areoporti, che ci esaminano per vedere se portiamo oggetti metallici. Quindi, uno scanner “a mano” esegue la ricerca secondaria, nel caso in cui fossimo riusciti a “fregare” la prima fase della perquisizione. Esattamente la stessa cosa viene fatta anche ai nostri effetti personali, che passano attraverso una macchina a raggi X.

Riguardo a questo punto, vorremmo chiarire qualcosa. Sappiamo che siamo prigionieri di guerra e guerriglieri urbani anarchici, e quindi il potere ci vuole imprigionati. Il potere mobilita tutte le sue forze (squadre di trasferimento speciale, scorte dell’EKAM, furgoni antiproiettile, jeep dell’Unità Antiterrorista, ecc.)  per prevenire qualsiasi possibilità di una nostra fuga. In questa guerra noi ci lanciamo contro lo stato e la sua società, sarebbe contraddittorio  chiedere al nemico qualsiasi compromesso. Il fatto che i nostri dossier personali contengano l’annotazione “prigioniero particolarmente incline alla fuga” è per noi un onore. La perquisizione per la ricerca di oggetti metallici dunque non ci sorprende per niente, dal momento che loro ovviamente temono che possiamo potenzialmente avere un coltello, una pistola o esplosivi con noi per aiutarci a fuggire verso la libertà. Inoltre, non abbiamo mai detto che abbiamo dimenticato l’arte della guerra. Comunque ciò che le guardie e gli agenti di trasferimento cercano di fare in seguito porta il conflitto ad un altro livello che non ha nulla a che vedere con la sicurezza della loro prigione.

In seguito alla suddetta doppia perquisizione, ci chiedono di spogliarci per una perquisizione corporale.

E’ un dato di fatto che qualsiasi oggetto metallico o esplosivo sarebbe stato trovato durante il processo iniziale. Dunque, tutto ciò che è rimasto è il cosiddetto controllo per la droga. Naturalmente, il potere sa che noi siamo acerrimi nemici di ogni tipo di droga, narcotizzazione e disfattismo. Naturalmente, il potere sa che la maggior parte delle droghe trovata in queste prigioni-bordelli sono smerciate con la tolleranza delle guardie, dal momento che le droghe rappresentano una valvola di sfogo per la triste maggioranza dei prigionieri soggiogati.

Chiunque sa che non abbiamo nulla a che fare con la cultura della droga in prigione e la sua moltitudine. Certo,  non nutriamo nemmeno qualsiasi speranza verso la massa di prigionieri che prendono volontariamente intere manciate di psicofarmaci e vanno in giro dimenandosi per una dose di eroina. Sappiamo che non possiamo neanche creare iniziative di lotta autentiché, né auto-organizzate con loro. Tutto ciò che possiamo aspettarci da loro è fare le spie e svendere all’amministrazione della prigione.

L’unica cosa che conta per noi qui all’interno è mantenere le nostre menti e corpi in forma per la guerra, cercando qualsiasi opportunità per combattere per riconquistare ancora la nostra libertà. Le polveri e le pillole della prigione, assieme ai paradisi artificiali allucinanti che creano, sono aliene alla nostra prospettiva combattiva ed alle nostre scelte anarchiche. Questo è assolutamente chiaro al personale delle prigioni in cui ci trasferiscono. Arriviamo dunque al cuore della questione della perquisizione corporale. Le guardie non cercano di trovare nulla, perché sanno che non lo troveranno. Ciò che sperano è di rompere la nostra posizione. Il controllo che vogliono imporre sui prigionieri anarchici è il “benvenuto” nel loro mondo. Ti lascia davvero consapevole che qui, dove sei, sono loro ad avere il potere. E’ un tentativo di distruggerti psicologicamente, di offenderti con i loro ordini sprezzanti di spogliarti di fronte a loro. In nessuna circostanza permetteremo che succeda. Non ubbidiremo, né consegneremo loro la nostra dignità. Tutti coloro che si considerano concreti anarchici d’azione devono capire che qui dentro ci sono certe cose che è inaccettabile permettere, non importa quali conseguenze comporterà quest’attitudine. Per il resto, perdete i più importanti “effetti” che uno possa avere qui: il vostro auto-rispetto e la vostra dignità.

Noi rifiutiamo questo degradante processo.

In ogni prigione, le conseguenze del rifiuto della perquisizione corporale possono essere differenti. Alcune guardie possono aggrapparsi al ridicolo pretesto di una tale perquisizione soltanto per controllare ciò per cui sono di fatto preoccupati (per esempio, oggetti metallici), mentre altri potrebbero addossarci punizioni disciplinari o isolamenti. Ancora altri, insieme ai loro lacchè, ci attaccheranno per rompere la nostra posizione e forse simultaneamente occultare gli intrighi interni e dissapori che esistono tra di loro. In ogni caso, la nostra attitudine rimane la stessa. Noi rifiutiamo la sottomissione. Rifiutiamo di rinunciare alla nostra dignità. L’attitudine e le scelte che adotti qui all’interno creano un lascito. Queste situazioni sono così delicate che è come se camminassi sul filo di un rasoio, situazioni in cui l’inconsistenza di una persona o la paura possono facilmente essere ritorte contro tutti noi. La prigione, essendo una miniatura della società, include un territorio di compromessi. Qui dentro tu sei un prigioniero. Fino a che non riesci a riguadagnarti la libertà, ti muovi dentro una sfera di compromessi. Quando la tua ora in giardino è finita, finisci con l’essere rinchiuso in una cella. Ma ciò non significa rassegnazione o sconfitta finché tieni viva la tua passione per la libertà e la tua inflessibile prospettiva anarchica. Aspetti, pensi, prepari e ti avventi.

Durante gli ultimi due anni, le prigioni greche hanno ospitato dozzine di accusati di pratiche anarchiche. A confronto col passato, ciò è risultato in una moltiplicazione di rotture con l’amministrazione delle prigioni greca.

Comunque, la corrente anarchica greca non si è tenuta al passo con questo sviluppo. Al contrario, in molti casi oggigiorno non è aumentato al livello di circostanze e necessità. Qualcuno con buone intenzioni si assumerebbe forse quella responsabilità per la malaticcia, debole risposta del movimento di solidarietà che rimane col fatto che ci sono dozzine di prigionieri anarchici sparsi-per i trasferimenti-per tutto il paese. Crediamo che ciò che ha contribuito alla situazione, molto più che i fattori già menzionati, sia stata una logica di indifferenza e di desensibilizzazione che ha messo le sue radici in una porzione dell’ambiente anarchico per a causa della continua esistenza di queste circostanze. Le accuse criminali, imprigionamenti, gli isolamenti ed i trasferimenti disciplinari dunque diventatno qualcosa di ordinario ed abituale, in più un altro articolo postato su Indymedia, infatti non così interessante. Anni fa,  il fatto che un coerente prigioniero anarchico si trovasse in regime di isolamento per due mesi sarebbe certamente stato affrontato diversamente. Il compagno Rami Syrianos è stato in isolamento per tutto quel tempo, finora la solidarietà anarchica è stata totalmente disorganizzata.
Ciononostante, alla fine, uno fa delle scelte ed è giudicato da loro. Così come abbiamo detto, ogni evento o mancanza di eventi dentro o fuori le prigioni crea dei lasciti. E’ importante per la corrente anarchica greca riflettere sul costo di quest’indifferenza ed inattività riguardo la situazione dentro le mura. Questo riferimento alla mancanza di solidarietà con R. Syrianos non è assolutamente un tentativo di sminuire le degne iniziative di compagni svolte da dozzine di anarchici che, in vari modi in Grecia e nonostante un’epoca di indifferenza generalizzata, supportano la lotta dei prigionieri contro la sottomissione.

Ci siamo sentiti forti sentendo le vostre voci da dietro le sbarre delle celle d’isolamento, abbiamo visto il fumo nero salire dai simboli in fiamme di questa società, vi abbiamo sentiti come se foste di fianco a noi, nei nostri cuori e nelle nostre menti, anche se siamo separati dalle mura della prigione che ci sovrastano.

Noi, la cellula dei membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco/FAI/FRI, dichiariamo molto chiaramente: il compagno R. Syrianos non verrà lasciato solo. Noi siamo di fianco a lui e gli mandiamo la nostra solidarietà con la difficile scelta che ha fatto di intraprendere lo sciopero della fame iniziato il 15 maggio. Siamo sicuri che vincerà.

Come nostro primo segno di solidarietà, oggi, 18 maggio, cominciamo a boicottare il cibo della prigione, sapendo che è il minimo che possiamo fare. Ciò non significa che sarà l’unica cosa che faremo.

SOLIDARIETA’ con l’anarchico R. Syrianos in sciopero della fame.

CHIUNQUE DIMENTICHI GLI ANARCHICI PRIGIONIERI DI GUERRA DIMENTICA INEVITABILMENTE LA GUERRA STESSA

LA SOLIDARIETA’ tra anarchici di AZIONE non è solo parole.

Cellula dei membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco/FAI/FRI

P.S.: Prende parte del boicottaggio del cibo della prigione anche il compagno T. Mavropoulos, mentre non siamo stati in grado di contattare ed informare la nostra sorella O. Ikonomidou a causa del suo isolamento nella prigione di Diavata.

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