Lettera aperta al movimento anarchico di Stefano Gabriele Fosco

Ricevo e pubblico di seguito l’ultima lettera di Stefano dal carcere di Alessandria, con i collegamenti cui si fa riferimento per agevolarne la comprensione.

Detto questo, vorrei spendere qualche parola in quanto se c’è da dire qualcosa lo si dice senza farsi frenare da vincoli di qualsiasi genere: questo scritto è lontano anni luce dalla mia percezione di affinità.

Anzitutto, mi piacerebbe sapere qualcosa in più riguardo a questo “decreto di scarcerazione”. Come sarebbe stato ottenuto? Attraverso quali metodi (sicuramente non anarchici), passaggi giuridico-necrotici? A questo punto mi sorge spontanea la domanda: che cosa affascina, il compagno Stefano, dell’antigiuridismo? Perché mi sembra che stia dimostrando proprio il contrario.

Passando alla lettera, come sempre si è detto, critiche sui concetti di “federazione”, “fronte” o “organizzazione” sono molto interessanti da un’ottica individualista e possono affinare il proprio pensiero ed il proprio agire. Se, inoltre, è qualcosa che non si sente proprio, e c’è la necessita di comunicarlo per proprie posizioni individuali lo si fa, però a compagni ed affini, chiaramente, non agli accusatori, con loro non ci dev’essere nessun dialogo. Ma se come scritto nel testo, non si sente affinità con determinate azioni, perché farne da cassa di risonanza? Questo porta inevitabilmente a pensare che un sito come Culmine non fosse altro che un contenitore, un’agenzia di stampa nel quale di quando in quando si pubblicava un parere, un pensiero, ma che diffondeva anche cose per le quali non si sentiva la benché minima vicinanza.

Un altro punto è, come avevo sottolineato nel mio testo parlando degli scritti del compagno Marco Camenisch, il fatto di sottolineare l’assurdità del procedimento.
Ma cos’abbiamo noi anarchici da dimostrare a dei pezzi di merda come giudici e PM? Cosa dobbiamo dire loro (tra l’altro attraverso un avvocato a cui ci deleghiamo e che, quindi, parla per noi)? Per quale motivo riconoscerne l’autorità, se ci si definisce antiautoritari? Perché utilizzare pienamente dei diritti, quando si dice di volerli distruggere?
Io lo ripeto, in quanto anarchico non ho nulla da dimostrare a nessuno, nulla da dire a nessuno, rivendico il mio percorso che è mio e di nessun altro e sputo in faccia a chiunque voglia giudicarmi, accusarmi o difendermi.
E ripeto anche che un tribunale è una piacevole visione solo quando è avvolto dalle fiamme, non quando degli anarchici (dettisi individualisti, oltretutto) ne riconoscono il diritto (di giudicarti o di farti difendere) e l’autorità e ne utilizzano i codici per dimostrare “la loro estraneità”, o “la falsità del procedimento”, negando tutto il loro trascorso e retrocedendo senza se e senza ma.

Io sono orgoglioso di rivendicare tutto ciò che ho fatto (e rivendicato) fino ad adesso, la mia attività che è atta a diffondere il germe del terrore anarchico, sono orgoglioso di urlare a gran voce, in faccia a questi scarti di PM, sbirri e giudici, che loro per me non sono che nemici, che io supporto l’azione in tutte le sue forme, che sono affine, compagno e fratello di tutti quegli indomiti che negano la statica normalità e la demoliscono.

Ultimo ma non ultimo pensiero, proprio non capisco perché occuparsi della difesa legale dei compagni della CCF (e mi riferivo anche a loro scrivendo poco sopra di indomiti), dal momento che loro hanno fatto una scelta antigiuridica, che è quella del negare la difesa legale.
Nella mia concezione di solidarietà, “appoggio solidale” non è certo costruire la loro difesa legale (che, ribadisco perché è importante, loro hanno rifiutato), ma diffonderne le parole e le riflessioni ed aiutarli ad evadere o colpendo chi li ha rinchiusi.

Tomo – ParoleArmate

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Stefano ed Elisa avevano ottenuto un decreto di scarcerazione, ma è stato emesso immediatamente un nuovo decreto di fermo per pericolo di fuga, dunque si trovano ancora in carcere.

* * * * *

Ringrazio di cuore tutti i blogger che inseriranno i link ipertestuali ai quali faccio riferimento, in modo da agevolare la comprensione della presente lettera aperta.

Lettera aperta al movimento anarchico di Stefano Gabriele Fosco

Pur con il dovuto rispetto delle singole scelte dei compagni colpiti dalla repressione, ho sempre biasimato quegli anarchici che una volta arrestati hanno deciso di non pronunciarsi nel merito delle accuse. Certo, è sempre bene non fornire alcun elemento utile alle indagini, ma spesso questi silenzi hanno finito per condizionare la stessa solidarietà.

Se, ad esempio, un compagno viene accusato di aver partecipato ad una qualche azione diretta e la sua difesa tende a dimostrarne la totale estraneità ai fatti contestati, allora non ha proprio senso che il movimento pronunci la solita frase “solidali se innocente, ancor di più se colpevole”.

Ed è con questo spirito che, invece, ho apprezzato la scelta dei compagni greci di Lotta Rivoluzionaria e delle Cellule di Fuoco di rivendicare la propria appartenenza alle rispettive organizzazioni. A livello processuale poco cambia, perché nelle retate e nei successivi mega-processi vengono sempre inseriti dei compagni totalmente estranei a tali organizzazioni; ma all’interno del movimento aiuta e molto ad interpretare determinati fenomeni, evitando pericolosi malintesi.

Ebbene, nel merito di quel che viene affermato nella operazione “Ardire”, sento la necessità di confessare al movimento anarchico, al quale orgogliosamente appartengo da decenni che:

  • Non sono l’ideologo della Federazione Anarchica Informale
  • Non ho mai partecipato a nessuna delle azioni rivendicate dalla FAI (informale)
  • Non ho mai creato né modificato il simbolo della FAI/IRF

L’isolamento, prossimo ai due mesi, e la censura mi impediscono un libero confronto con i miei co-imputati/e agli arresti alcuni dei quali nemmeno conosco. Pertanto, parlo solo a titolo personale. Ci tengo, tuttavia, a che il movimento anarchico conosca la mia posizione in merito alle accuse che mi vengono contestate, in modo che non ci siano linee d’ombra.

La mia difesa punterà a dimostrare la falsità delle accuse, la manipolazione di intercettazioni ambientali e telefoniche e la palese distorsione della realtà.

Emblematica è la genesi del simbolo che non ho mai creato né modificato. Basterebbe una attenta lettura delle intercettazioni (manipolate) per capire la verità su quel simbolo. Sono inoltre in possesso di prove tecnico-informatiche che smentiscono in maniera incontrovertibile la ridicola ricostruzione dei miei repressori. A suo tempo renderò pubblici tutti questi dati. E, comunque, vale la pena sottolineare che quel simbolo non è mai stato utilizzato nelle azioni rivendicate dalla FAI/IRF che mi vengono imputate.

Potrei continuare a lungo confutando tutte le ridicole supposizioni, perché prove non sono, che condurrebbero a considerare il sottoscritto come l’ideologo e l’esecutore delle azioni rivendicate dalla Federazione Anarchica Informale. La verità è che con questa repressione anti-anarchica si è voluto colpire il blog anarchico Culmine per il ruolo che aveva assunto a livello internazionale nella diffusione di comunicati di azioni dirette e dei prigionieri anarchici di tutto il mondo. Si tratta della prima grande manovra repressiva contro un blog anarchico, blog che come decine di altri nel pianeta pubblica alla luce del sole – senza ricorrere ad insulsi “livelli occulti” – comunicati spesso tratti dai giornali di regime.

Come già accennato nel mio primo comunicato dal carcere, questo è il mio quinto 270bis in 10 anni, una media di uno ogni due anni. Tutti sanno che chi è indagato per questo tipo di reato associativo viene sottoposto ad ossessivi pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni. Ebbene, in questi 10 anni in cui ROS e DIGOS di tutta Italia hanno tenuto sotto stretto controllo il sottoscritto, non è stato possibile fermare un solo attentato di quelli rivendicati dalla FAI (informale). C’è una qualche spiegazione logica? Una sola (purtroppo per i  miei repressori) è la verità: sono totalmente estraneo al progetto FAI/IRF.

A riprova, basta leggere i post di Culmine e di Iconoclasta in cui ho apertamente criticato il linguaggio lottarmatista, l’uso delle sigle e degli acronimi, il ricorso alle federazioni, ai fronti o alle organizzazioni scritti, anche antecedenti alla perquisizione del 29 marzo 2012. Ma non basta, perché i repressori mi accusano di essere dietro al pericoloso “asse italo-greco”. Ebbene, nelle lettere pubbliche inviate ai prigionieri della Cospirazione delle Cellule di fuoco, io – firmandomi con nome e cognome – criticavo apertamente il loro linguaggio lottarmatista, pur mantenendo intatta la mia solidarietà anarchica nei loro confronti. Culmine ha addirittura osato citare Benito Mussolini in risposta ad un’infelice citazione della CCF. E questo sarebbe il pericoloso “asse italo-greco”?

Prima del mio arresto, mi stavo occupando della difesa legale dei compagni greci – cinque della CCF e due estranei a tale organizzazione – in merito alle accuse da parte della procura di Bologna, pur sapendo che i compagni della CCF non desideravano difendersi da tali accuse. Rivendico con forza questo mio appoggio solidale per dei prigionieri anarchici. È quel che ho sempre fatto negli ultimi decenni della mia esistenza. Sono entrato in contatto con prigionieri anarchici e libertari di tutto il mondo. E, quando ne ho avuto la possibilità, sono anche andato a visitarli come è accaduto con Marcelo in Cile o Gabriel in Germania.

In effetti, un aspetto odioso di questa manovra anti-anarchica è quello di colpire i nostri prigionieri, reclusi da decenni, con il pretesto che non potrebbero salutare azioni solidali nei loro confronti. Sono secoli che questo accade, e non solo all’interno del movimento anarchico. È idiozia pura presumere che con comunicazioni – in cui eravamo certissimi di essere intercettati – io e il compagno Gabriel progettassimo attentati e che poi io, conclusa la telefonata, andassi ad effettuarli. E i repressori che mi controllavano, pedinavano e spiavano 24 ore su 24 dov’erano?

La verità è un’altra ed ha a che vedere con l’interpretazione che un blog anarchico stava cercando di dare ad un fenomeno tutto nuovo all’interno dell’anarchismo d’azione. Un fenomeno tutto da decifrare, al punto che non ha nemmeno una denominazione da tutti accettata. Sono veramente tanti gli scritti, le lettere, i post che dimostrano come negli ultimi mesi mi stavo occupando di decifrare quanto stava accadendo nel mondo.

In tutto questo dibattito internazionale, Culmine s’è confrontato con altri blog, giornali, prigionieri e individualità anarchiche.

In tutto questo dibattito, volutamente omesso nel mare delle intercettazioni manomesse, Culmine ha criticato in maniera netta l’utilizzo di termini quali federazioni, fronte o organizzazione. La ragione è piuttosto semplice: sono individualista anarchico da sempre e per me l’individualismo è per forza di cose antiorganizzatore. Non potrei mai aderire ad un qualsiasi patto associativo, nemmeno quello della FAI (informale). Diverso è il discorso relativo alla mia valutazione personale delle azioni rivendicate dalla FAI (informale) o da altre organizzazioni, ma qui entriamo nel campo delle opinioni.

A riprova di questa mia estraneità, invito tutti i compagni anarchici a leggere quanto ho scritto su Culmine dopo la pubblicazione della non-rivendicazione del nucleo Olga da parte de “Il Corriere della Sera”. Culmine, in effetti, è stato l’unico strumento di controinformazione anarchica a sollevare un forte dubbio sulla attendibilità di quella non-rivendicazione, evidenziandone una grave omissione. Che il rilievo di Culmine avesse un suo fondamento lo dimostra il fatto che nella traduzione greca di quel comunicato effettuata proprio dai prigionieri della CCF, è stata corretta quella omissione, con delle parentesi quadre (fonte: Athens Indymedia). Pretendere che i giornalisti italiani si accorgessero di quella omissione, che l’aveva portati ad allarmare la nazione sui prossimi 7 (e non 8) obiettivi, è pura utopia! Certo, perché avrebbero dovuto mettere in discussione la ricostruzione ufficiale del ministero degli interni. È lo stesso discorso della “pistola fumante” (citazione da un sinistro pennivendolo di regime) a proposito del simbolo mai utilizzato.

Si tratta di un falso clamoroso, e lo dimostrerò.

Se ho parlato estesamente del comunicato del nucleo Olga è perché per quel comunicato (lo ripeto non-rivendicativo, chiunque conosca la storia dei movimenti armati sa bene cosa voglio dire quando antepongo il non-) è stata stabilita la mia elevata pericolosità sociale, ovvero la mia carcerazione preventiva per mesi o anni.

Con questa indagine si vorrebbe stabilire che un blogger sarebbe penalmente responsabile dei comunicati che pubblica, anche quando sono un copia-incolla dai giornali di regime.

Inoltre si vorrebbe che i prigionieri anarchici debbano scontare in assoluto silenzio, meglio se in isolamento, il periodo della loro detenzione.

Non ci riusciranno mai, anche isolato e censurato continuo a tradurre comunicati e ad essere in contatto con prigionieri anarchici di tutto il mondo.

Per l’anarchia sempre.
Carcere di Pisa 30 luglio 2012
Al 48° giorno di isolamento
Stefano Gabriele Fosco

Pur con il dovuto rispetto delle singole scelte dei compagni colpiti dalla repressione, ho sempre biasimato quegli anarchici che una volta arrestati hanno deciso di non pronunciarsi nel merito delle accuse. Certo, è sempre bene non fornire alcun elemento utile alle indagini, ma spesso questi silenzi hanno finito per condizionare la stessa solidarietà.

Se, ad esempio, un compagno viene accusato di aver partecipato ad una qualche azione diretta e la sua difesa tende a dimostrarne la totale estraneità ai fatti contestati, allora non ha proprio senso che il movimento pronunci la solita frase “solidali se innocente, ancor di più se colpevole”.

Ed è con questo spirito che, invece, ho apprezzato la scelta dei compagni greci di Lotta Rivoluzionaria e delle Cellule di Fuoco di rivendicare la propria appartenenza alle rispettive organizzazioni. A livello processuale poco cambia, perché nelle retate e nei successivi mega-processi vengono sempre inseriti dei compagni totalmente estranei a tali organizzazioni; ma all’interno del movimento aiuta e molto ad interpretare determinati fenomeni, evitando pericolosi malintesi.

Ebbene, nel merito di quel che viene affermato nella operazione “Ardire”, sento la necessità di confessare al movimento anarchico, al quale orgogliosamente appartengo da decenni che:

  • Non sono l’ideologo della Federazione Anarchica Informale
  • Non ho mai partecipato a nessuna delle azioni rivendicate dalla FAI (informale)
  • Non ho mai creato né modificato il simbolo della FAI/IRF

L’isolamento, prossimo ai due mesi, e la censura mi impediscono un libero confronto con i miei co-imputati/e agli arresti alcuni dei quali nemmeno conosco. Pertanto, parlo solo a titolo personale. Ci tengo, tuttavia, a che il movimento anarchico conosca la mia posizione in merito alle accuse che mi vengono contestate, in modo che non ci siano linee d’ombra.

La mia difesa punterà a dimostrare la falsità delle accuse, la manipolazione di intercettazioni ambientali e telefoniche e la palese distorsione della realtà.

Emblematica è la genesi del simbolo che non ho mai creato né modificato. Basterebbe una attenta lettura delle intercettazioni (manipolate) per capire la verità su quel simbolo. Sono inoltre in possesso di prove tecnico-informatiche che smentiscono in maniera incontrovertibile la ridicola ricostruzione dei miei repressori. A suo tempo renderò pubblici tutti questi dati. E, comunque, vale la pena sottolineare che quel simbolo non è mai stato utilizzato nelle azioni rivendicate dalla FAI/IRF che mi vengono imputate.

Potrei continuare a lungo confutando tutte le ridicole supposizioni, perché prove non sono, che condurrebbero a considerare il sottoscritto come l’ideologo e l’esecutore delle azioni rivendicate dalla Federazione Anarchica Informale. La verità è che con questa repressione anti-anarchica si è voluto colpire il blog anarchico Culmine per il ruolo che aveva assunto a livello internazionale nella diffusione di comunicati di azioni dirette e dei prigionieri anarchici di tutto il mondo. Si tratta della prima grande manovra repressiva contro un blog anarchico, blog che come decine di altri nel pianeta pubblica alla luce del sole – senza ricorrere ad insulsi “livelli occulti” – comunicati spesso tratti dai giornali di regime.

Come già accennato nel mio primo comunicato dal carcere, questo è il mio quinto 270bis in 10 anni, una media di uno ogni due anni. Tutti sanno che chi è indagato per questo tipo di reato associativo viene sottoposto ad ossessivi pedinamenti, intercettazioni e perquisizioni. Ebbene, in questi 10 anni in cui ROS e DIGOS di tutta Italia hanno tenuto sotto stretto controllo il sottoscritto, non è stato possibile fermare un solo attentato di quelli rivendicati dalla FAI (informale). C’è una qualche spiegazione logica? Una sola (purtroppo per i  miei repressori) è la verità: sono totalmente estraneo al progetto FAI/IRF.

A riprova, basta leggere i post di Culmine e di Iconoclasta in cui ho apertamente criticato il linguaggio lottarmatista, l’uso delle sigle e degli acronimi, il ricorso alle federazioni, ai fronti o alle organizzazioni scritti, anche antecedenti alla perquisizione del 29 marzo 2012. Ma non basta, perché i repressori mi accusano di essere dietro al pericoloso “asse italo-greco”. Ebbene, nelle lettere pubbliche inviate ai prigionieri della Cospirazione delle Cellule di fuoco, io – firmandomi con nome e cognome – criticavo apertamente il loro linguaggio lottarmatista, pur mantenendo intatta la mia solidarietà anarchica nei loro confronti. Culmine ha addirittura osato citare Benito Mussolini in risposta ad un’infelice citazione della CCF. E questo sarebbe il pericoloso “asse italo-greco”?

Prima del mio arresto, mi stavo occupando della difesa legale dei compagni greci – cinque della CCF e due estranei a tale organizzazione – in merito alle accuse da parte della procura di Bologna, pur sapendo che i compagni della CCF non desideravano difendersi da tali accuse. Rivendico con forza questo mio appoggio solidale per dei prigionieri anarchici. È quel che ho sempre fatto negli ultimi decenni della mia esistenza. Sono entrato in contatto con prigionieri anarchici e libertari di tutto il mondo. E, quando ne ho avuto la possibilità, sono anche andato a visitarli come è accaduto con Marcelo in Cile o Gabriel in Germania.

In effetti, un aspetto odioso di questa manovra anti-anarchica è quello di colpire i nostri prigionieri, reclusi da decenni, con il pretesto che non potrebbero salutare azioni solidali nei loro confronti. Sono secoli che questo accade, e non solo all’interno del movimento anarchico. È idiozia pura presumere che con comunicazioni – in cui eravamo certissimi di essere intercettati – io e il compagno Gabriel progettassimo attentati e che poi io, conclusa la telefonata, andassi ad effettuarli. E i repressori che mi controllavano, pedinavano e spiavano 24 ore su 24 dov’erano?

La verità è un’altra ed ha a che vedere con l’interpretazione che un blog anarchico stava cercando di dare ad un fenomeno tutto nuovo all’interno dell’anarchismo d’azione. Un fenomeno tutto da decifrare, al punto che non ha nemmeno una denominazione da tutti accettata. Sono veramente tanti gli scritti, le lettere, i post che dimostrano come negli ultimi mesi mi stavo occupando di decifrare quanto stava accadendo nel mondo.

In tutto questo dibattito internazionale, Culmine s’è confrontato con altri blog, giornali, prigionieri e individualità anarchiche.

In tutto questo dibattito, volutamente omesso nel mare delle intercettazioni manomesse, Culmine ha criticato in maniera netta l’utilizzo di termini quali federazioni, fronte o organizzazione. La ragione è piuttosto semplice: sono individualista anarchico da sempre e per me l’individualismo è per forza di cose antiorganizzatore. Non potrei mai aderire ad un qualsiasi patto associativo, nemmeno quello della FAI (informale). Diverso è il discorso relativo alla mia valutazione personale delle azioni rivendicate dalla FAI (informale) o da altre organizzazioni, ma qui entriamo nel campo delle opinioni.

A riprova di questa mia estraneità, invito tutti i compagni anarchici a leggere quanto ho scritto su Culmine dopo la pubblicazione della non-rivendicazione del nucleo Olga da parte de “Il Corriere della Sera”. Culmine, in effetti, è stato l’unico strumento di controinformazione anarchica a sollevare un forte dubbio sulla attendibilità di quella non-rivendicazione, evidenziandone una grave omissione. Che il rilievo di Culmine avesse un suo fondamento lo dimostra il fatto che nella traduzione greca di quel comunicato effettuata proprio dai prigionieri della CCF, è stata corretta quella omissione, con delle parentesi quadre (fonte: Athens Indymedia). Pretendere che i giornalisti italiani si accorgessero di quella omissione, che l’aveva portati ad allarmare la nazione sui prossimi 7 (e non 8) obiettivi, è pura utopia! Certo, perché avrebbero dovuto mettere in discussione la ricostruzione ufficiale del ministero degli interni. È lo stesso discorso della “pistola fumante” (citazione da un sinistro pennivendolo di regime) a proposito del simbolo mai utilizzato.

Si tratta di un falso clamoroso, e lo dimostrerò.

Se ho parlato estesamente del comunicato del nucleo Olga è perché per quel comunicato (lo ripeto non-rivendicativo, chiunque conosca la storia dei movimenti armati sa bene cosa voglio dire quando antepongo il non-) è stata stabilita la mia elevata pericolosità sociale, ovvero la mia carcerazione preventiva per mesi o anni.

Con questa indagine si vorrebbe stabilire che un blogger sarebbe penalmente responsabile dei comunicati che pubblica, anche quando sono un copia-incolla dai giornali di regime.

Inoltre si vorrebbe che i prigionieri anarchici debbano scontare in assoluto silenzio, meglio se in isolamento, il periodo della loro detenzione.

Non ci riusciranno mai, anche isolato e censurato continuo a tradurre comunicati e ad essere in contatto con prigionieri anarchici di tutto il mondo.

 

Per l’anarchia sempre.

Carcere di Pisa 30 luglio 2012

Al 48° giorno di isolamento

Stefano Gabriele Fosco

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