IL CODICE DELLA CHIAVE ORDINE-ANTIGIURIDISMO ANARCHICO AMORALE

Premessa

Nel testo qua presente-e in una continua Polemica Egoista affondo nei complessi meccanismi di comparazione tra individuo e diritto.
Niente di completo o già scritto-affermare questo intende l’enunciare la favola della concretezza dell’anarchico giuridico-e il Nichilista ha in mano il pugnale distruttore delle certezze!
Nei frammenti ci si è mossi su un terreno di sperimentazione egoista della metafora.
Metafora qua nel testo vergato in parte presente-per specificare la frammentazione che “succede”all’oltrepassare un metaforico labirinto.

Nell’approfondire un non percorso antigiuridico con testi esperiti con il sangue con il mio fiero affine
Maurizio,ci si è posti l’attacco annientatrice contro l’uso del diritto.
Il complesso meccanismo-come riportato sopra-del diritto nella società non permette a volte di avere
una lucida e specifica disamina delle regole complementari in un integrazione sub-ordinante
l’individuo nel vivere il vivente dell’essenza procedurale e programmatica insita nella comunità-ordine.

Il testo tocca anche l’inchiesta della suora Comodi-in cui anche io sono indagato per 270bis.
Vado a specificare che in nessun modo e per nessun motivo accetto di abdicare e trasformare un indagine in uno mero strumento salvifico nella scelta sia di un processo tecnico-sia quello politico-in quanto dispositivo di assimilazione dell’uso conforme della Parabola Ope-legis:
L’attacco Nichilista non conosce confini che rimarginano il proprio vissuto,e alla continua ricerca di un moto volente che-nel momento e nell’attimo scelto-neghi il diritto-andando in collisione con l’autorità preposta alla legge-con il cittadino legalmente riconosciuto-e con chi sceglie la giurisprudenza come forma mentis nella difesa etica della propria redenzione.
Dedico queste righe agli attentatori del Nucleo Olga Federazione Anarchica Informale!
Viva L’Internazionale Nera!

“La legge,la formulazione radicalmente realistica di certe condizioni di
conservazione di una comunità,vieta certe azioni rivolte in una determinata
direzione,cioè in quanto si volgono a danno della comunità;non vieta la disposizione
dell’animo che genera queste azioni-perchè ha bisogno delle medesime azioni,ma rivolte in
un altra direzione,cioè contro i nemici della comunità”.
“Critica dei valori supremi”-”Volontà di potenza” F.Nietzsche Il misantropico incedere della distruzione è il dis-armonico perno dell’agire Nichilista:
L’Io-Centrico è il trasmittivo del potere Singolare.
Irregolare principio del piacere-l’azione attentatrice Nichilista non identifica il retro-cedere normomoralizzante del determinismo assolutorio anarchico in ambito giudiziario.
Flusso instabile in un incessante tensione-spasima per il conflitto perseverante pervertimento negatore del diritto.
Il limitrofo del comunicabile-è il nemico da annientare alla ricerca della collisione e della penetrazione del vacuo e precisabile corpo organico-strutturale giuridico.
Le metafore esperite nei testi -Antigiuridico Amorale-”Il Tempio della profezia” e “Rigor Mortis Ostativo”,si stagliano in un vacuo orizzonte consumato in un correzionale diritto alla difesa:
Il completivo compitare nel varcare il labirinto di codici identificativi pone l’individuo di fronte alla
formulazione assuntiva di “Imputato”.
Ogni qual volta si varca la soglia-ricorre e incorre l’atto di de-personalizzazione-del tribunale labirinto metaforico-e appare l’epigrafe in esecuzione dell’individuo coatto staticizzato.
Evadere con la mente e con il corpo-ora diviene lo sterile e vano susseguirsi della compenetrazione in un epidittico formulario di procedibilità.
L’istanza assuntiva nel “varcare”-è la condizione manifestata in un istanza volta al conseguire la punizione compensativa della resipiscenza.
Introdursi e oltrepassare il labirintico reticolato di codici-ordine pre-determina la scansione
procedurale in regole codificate.
Ogni cella redentiva presente-assente,nell’oltrepassare-appare deformata e non riconoscibile in un
conforme desiderio fremente l’assunzione della chiave guida:
La chiave apre-la chiave chiude.
In una successione di atti compiuti le rappresentazioni della forma guida e del Demiurgo appaiono in riflessi concatenanti l’oggetto bramato:
La chiave chiude aprendo.
L’evento determinata l’eventualità nel procedere all’interno del labirinto.
Il tempo e il luogo della processione per la rimozione di ogni frammento a-morale-sono l’affermazione sintesi decisa da chi redime i peccati.
L’affermazione è il concreto complementare la reciproca interpretazione tra un tempo eletto in un luogo deliberato.
Il principio in dispositivo è la struttura di norme di disciplina penale.
L’individuo giudicato muove verso il rito risolutorio e attraversa percorsi nel reticolato codice-ordine del labirinto del diritto.L’ordine formulato appare armonico e in una struttura a forma piramidale.
Ogni parametro incorre nella rappresentazione prescritta dal Demiurgo.
Le condizioni dell’apparire affermano il completivo permearsi del diritto-in un “corpo” soggiacente e definito.
La procedura cerimoniale è in equilibrio armonizzato in un di-sequilibrio-visione speculare
dell’individuo prigioniero nella metafora del Tempio della profezia.
La parabola Ope-legis diviene il significato concetto in un tempo eletto nell’evento della cerimonia ostensiva.
In rilievo la struttura instaura nel prigioniero “profetizzato” atti di definizione giuri-disposizionali.
L’esposizione e la trasmutazione in percorsi stabiliti dentro un circolo continuo in strade
“secondarie”(ma la scelta di una difesa legale è già essa uno scegliere “secondo” l’assunzione di stabilità)-preponderanti verso il fulcro dell’essenza del Tempio profetico creano il concentramento concatenante in un processo identificato come una fuga in un avanti re-trocesso-di un Rigor mortis ostativo.
L’essere presente mediante in un mediatico veicolante diviene l’osservazione del Demiurgo che espone il suo rito codificativo attraverso “immagini” apposte alle “pareti”(si deve ancora determinare anche questa metafora che significato intrinseco in una procedura penale abbia?)del muro concentrico e illusorio in un a-centrico visivo del tribunale-labirinto metaforico.
Le molteplici capacità adulative e immaginifiche rendono la struttura del labirinto un induzione in stratificate formulazioni di un presente-assente nel processo annientante l’individuo penalmente processato.
Il processo di assimilazione-sintetico modula l’appartenenza dell’imputato in un necessario mediaremeditare attraverso il potere conturbante e allusivo del Demiurgo.
Il riflesso del muro concentrico in un a-centrico allucinativo irrompe dentro l’essenza del corpo subordinato nel rito cerimoniale.
Il riflesso visto dall’imputato non riflette il suo “essere” sensibile e nota solo l’effetto dato dal producente riflettente del potere del Demiurgo.
Nel percorrere il tribunale-labirinto metaforico:
“La definizione “percorso” è indivisibile in una frazione componibile nel tempo decorso, lungo un confine composto tra tempo decorso e termine decorrente nel passaggio dal limite che dà un confine alla percorribilità”.
Il sintomo della cura nell’entrare nel labirinto del diritto è l’essere definito in maniera
specifica “imputato”.
L’evento compone la fasi consequenziali alla cura che imprime a chi si è soggettivamente-in un fondamento di oggettività-sub-ordinato alla disciplina giuridica. L’oltrepassare è il pretendere in un assunto che compone il tempo conforme allo stabilire la regolamentazione del percorso scelto-in un prone prostrarsi-nel termine stabilito dalla conformazione giurisprudenziale in un linea-re movente nolente.

“La digressione è il confine scandagliato alla ricerca di una forma strutturale che diviene e
estende le sue fondamenta tra un tempo limite e un termine limitativo di un limbo in una
temporaneità profetizzata”.
La metafora labirintica estende l’inoculare della forma giuda che diviene la forma
direzionale in cui la demolizione dell’oggetto soggettivo della chiave che chiude aprendo-è
resa nulla dal divenire dell’evento scelto(il processo penale è il simbolo manifestante del
procedere verso l’occludere di ogni moto volente)che tende a marginalizzare ogni spiraglio
di fuga dall’evento stresso.
La scelta non è facoltativa-ma in sub-ordine alla forma relazionale instaurata con la forma
guida e con l’impenetrabile Demiurgo-in cui il tempo è limitato al fondamento di oggettività
della chiave che chiude aprendo a una chiusura nei codici di comportamento conseguenti
al processo.
Il processo penale instaura un percorso scelto da chi si trasforma in un “soggetto
imputato”-nel centro temporale del tempio profetico.
Ora l’assioma è decomposto.
“La struttura identificativa ora risiede al “centro” di una cerimonia fatale,è visibile ora in
maniera percettiva,esprime i segni chiarificatori nell’essenza di una rappresentazione di una
rappresentazione simbolica nell’immanenza dell’approssimarsi della profezia”.
Cosa “vede” in veste di imputato la persona soggetta a procedimento penale?
Il complesso e ramificato codice penale(questo sconosciuto libro della profezia,
segretamente custodito dalla società umana-ma incomprensibile a chi anarchico
si affida alle cure del proprio medico-avvocato)-vanifica una volta inoculato l’essenza
del nucleo “Ope-legis”,ogni moto portante singolarità.
L’imputato è certo-nel suo effetto vanifico-di avere in mano la chiave che apre alla
speranza redentiva-ma come scritto nella metafora la chiave se apre chiude-occlude ad
ogni atto attentatore della propria coscienza-e anche se apre ad un assoluzione-chiude la
dissoluzione di ogni valore fondativo della morale.
Più si avvicina la fine del processo-più l’intromissione della medicazione assume in
rilevante importanza-ogni fibra dell’individuo che ha scelto di oltrepassare l’entrata del
labirinto.
La fuga si rende necessaria-la fuga dall’evento scelto-ma il fuggire non è più comparabile
alla definizione del “fuggire”in negazione del codice-diritto-ma il fuggire dalle proprie scelte
che l’attimo del divenire nella forma scelta in un paradosso in collisione-rende stabile ed
effettivo.
Il criterio oggettivo dimora nel nucleo identificativo del soggettivo essere “imputato”.
Il presente trasforma l’incubo di un passato nel divenire in una complessità di modulazioni
espressivo-logiche nello scegliere un percorso scelto.La chiave che chiude aprendo in una fuga dentro il nolente volente -assimila la “sostanza”
totalizzante predisposta dalla forma guida.
La chiave apre al labirinto in cui il divenire dei principi e dei concetti sono il codice a
chiusura nel diritto in una formula integra sincronica nell’oltrepassare:
La parabola inscritta in un percorso pre-paratorio è la remissione penalizzata di un criterio
pre-determinato:
L’assunzione formale nella terminologia “imputato”.
Leggendo un semplice e deduttivo “compendio di diritto processuale penale”(questo libro
sconosciuto all’anarchico giudiziale)l’individuo indagato acquisisce l’assunzione di qualità
di “imputato”.
L’identificazione è la formula corrispondente nell’assurgere nell’essere qualificato.
Come poter uscire da questa assunzione di responsabilità acquisita?
Nel foglio Egoista Vertice Abisso in una complessità di approfondimenti si è postoattraverso testi e punti di domanda-l’articolato tentativo di annientamento del diritto valore:
L’organicità nell’acquisizione depone un desiderio della negazione del diritto valore come
un continuo contraddirsi tra un illimitato agire attentatore Nichilista e un ritorno evidente al non-concepibile e non distruttibile determinato evento giuridico.
Ogni qual volta si esce dal diritto-si entra nel limite “dato”.La metafora della “chiave”è
intrinseca materia in un principio disciplinato di imposta redenzione:
Il diritto al “diritto” è il dovere dato da una pluralità di diritti:
L’infame corte giudicante(e la cittadinanza che infame lo diventa nel supporto della
giustizia)in un ossequio del pubblico ministero ancora più infame limita e consegna la
facoltà di essere partecipanti in veste di “imputato”.
L’individuo imputato ha diritto a presenziare al processo-come lo si ha nel non
presenziare.
Nello scegliere di non partecipare-per cui-si rientra nel diritto di “scelta” in un acquisizione
del propria facoltà qualitativa.
L’intersecazione labirintica pone limiti espressi in codici ogni qual volta si esprime una
“scelta”.
Il rapporto commisurato tra una scelta libera e la scelta nel diritto diviene la legittimità del
processo penale?
In un inizio di approfondimento con Cerbero e Vertice Abisso si era posta la base iniziale
della revoca del difensore di fiducia o d’ufficio:
Non si legge già un antinomia nel “revocare”-in quanto diritto acquisito?
L’acquisizione non compartecipata-diviene un oltrepassare il labirinto volendone uscire:
Revocando il difensore-il diritto da l’acquisizione alla nomina di qualità da indagato aimputato-in un ritorno effettivo nelle maglie concatenanti della giustizia.
Come poter uscirne in maniera definitiva?
Riportiamo un passo del “compendio di diritto processuale penale”:
“Il difensore è una parte puramente formale nel senso che l’interesse sostanziale che si agita nel processo appartiene all’assistito,parte sostanziale”:
Per cui l’acquisizione di un difensore comporta che in ultima analisi sia solo un assistente
di chi è penalmente giudicato?
In questo modo la sacra chiesa anarchica della redenzione potrebbe porre lo schematico
organigramma in difesa del diritto(la parabola Ope-legis-metafora-se affondata arriva al
nucleo essenza del diritto alla difesa e alla redenzione dei propri peccati.)-come un
supposto attacco all’organo giudicante?
Per cui i compagni dell’operazione “Bombas” hanno in sostanza attaccato l’organo
giudicante?!
In nessun modo e nessun attacco può essere mosso credendo(la credenza è nelle
parabole della santa chiesa dell’anarchia redentrice)alle note di un ipercompendio.
“Il propendere prodotto in un analogia tra un “pro-teso”nel pretendere e un “pendere”
all’officiosa cerimonia liturgica preparano la simulazione del ruolo guida in una dissimulazione degli atti pre-paratori”.
La simulazione in conformazione all’esito del processo tende a mostrare la finzione nel
pretendere in un omogeneità rispondente al ruolo che estende la procedibilità dell’atto
comunicato dal difensore.
Ritorniamo in modo specifico a un passo del “compendio processuale penale” in materia
di diritto nell’avvalersi di un difensore(l’avvalersi di un soggetto definito “difensore” è già
significanza nella redenzione):
“La funzione del difensore,ontologicamente diversa da quella del Pm.ha recuperato una
posizione di parità dialettica con l’accusa nell’ottica del giudice sia possibile più favorevole al
proprio cliente”.
Nell’affondare dentro le “carni” del concreto e giudizioso “difensivismo”-avviene il totale
sdra-dicamento della parabola Ope-legis:
La lettura delle incolori note soprastanti rendono evidente la figura del difensore in cui è
implicita la presenza di una parte processuale:
Il soggetto da difendere.
La nomina di un avvocato di fiducia è la reiezione di un agire attentatore e rivendicativo.
La relazione del nesso di riferimento è l’analogia con i processi passati come quello
sull’O.r.a.i,il caso “Cervantes” e non ultimo il caso “Bombas”.Processi che hanno avuto un sistematico e metodico organigramma(anche se c’è da specificare che ci furono compagni nell’inchiesta dell’infame Marini,che revocarono la difesa legale e si rivendicarono sotto una specifica sigla)in atti di completamento di un compendio terminologico in un assunto completivo alla difesa.
L’effettività del concetto di difesa diviene nell’atto processuale un ruolo dinamico e
partecipativo nell’effettivo paritario della dialettica con l’infame pubblico ministero.
Il contorto e complesso diritto a un “diritto” penetra nell’individuo in maniera permeante:
Il componibile fulcro in un assunzione del diritto è un perenne penetrare in un attribuzione
di un concetto intrinseco nell’assunzione di “qualità” esplicitamente compenetrata del
“soggetto imputato”:
La qualifica di soggetto imputato penalmente in perequazione nell’essenza enucleata del
“diritto”.
L’apologetico e complesso diritto penale-di norme costitutive e giuridiche- sono la
concezione tradizionale di condotta nelle regole dell’operare umano.
Il senso comune da all’oggettività del diritto un vincolo-norma incuneato in un individuo.
L’oggetto del diritto è il compensare e compenetrare l’oggettivizzazione del soggetto
conciliato nel vincolo-norma.
La norma-modello logico fluisce in un identico e una identificazione nel fondamento
effettivo della complessità del modello-prassi per cui nel tentare di “uscire” da un
metaforico labirinto-si rientra.
Il sistema di principi e precetti-con il Demiurgo che consegna la chiave che apre e chiude
o chiude aprendo?
Il modello prassi del diritto sono la conformazione che concatena la condotta dei consociati(come si distingue l’individuo che cerca di spezzare il diritto ma né è dentro per
diritto acquisito e il co-sidetto cittadino?)nelle regole da osservare sanzionatorie.
L’oltrepassare il metaforico labirinto-Tribunale-da parte di chi entra con la sua volontà è
conformarsi stabilmente all’atto sanzonatorio.
La santa chiesa dell’anarchia redentrice e i suoi credenti entrano nel diritto e nel pensiero
giuridico in cui la chiave diviene “l’oggetto bramato”:
Il diritto e la cultura umana al diritto divengono la pluralità dei diritti:
Il traguardo determinato in molteplici pluralità di diritti è lo strumento per prevenire e
dirimere i conflitti.
Nelle pagine qua vergate dovremo andare a ricercare le cause pacificatorie che
definiscono le clausole insite nell’atto del dirimere-in quanto negazione delle cattive
passioni annientatrici-un formale rapporto derivativo-assunto convenzionale e che sono il
perno assolutorio e schematico dell’anarchico giuridico-in ambito di presa di posizione(qua
uso un formula descrittiva confacente all’uso determinato della frase soprascritta.)nei
processi penali.
Il concetto formale conseguente all’azione giuridica è il compimento in una struttura-società della condotta dei con-sociati in un fondamento oggettivante nella retribuzione
sanzonatoria.
“Il disporre degli eventi è il convogliare in una traslazione di una deduzione in-clinata in una
reversibilità tra Abnegazione e Invocazione”.
La riproducibilità dell’evento assertore in un linguaggio conforme-trasferibile in adulazione
della corte giudicante e una falsa dottrina di dedizione-disposta in un asserente e
appartenente forma mentis declaratoria del difensore.
La forma gnomica della santa chiesa dell’anarchia redentrice rigetta ogni pulsione
dissonante e dissolutoria-seguendo i precetti del defunto Malatesta e i suoi propositi di
una società anarchica con i manicomi per gli a-sociali:per cui il diritto al “diritto” della
società di difendersi da ogni segno e segnale di a-normalità.
In che retro-cede l’anarchico-di cui sopra-anarco normo-moralizzato al cospetto di-del
dissolvimento di ogni limite giuridico:
Dando un limite in un contenimento dato al valore di un “agire”.
L’agire attentatore Antigiuridico e Amorale-annienta in un solo istante-in strada-come nelle caserme e nelle questure-o nel carcere-l’uso del diritto e in questo l’anarchico giuridico si ri-trova ad dover affrontare un nemico insidioso che agendo in base ai propri impulsi egoistici e antigiuridici espande la propria forza d’urto contro la comunità-ordine-in cui rientra di diritto l’anarchico redentore delle proprie azioni.

L’anarchico redentore-giuridico si spoglia di ogni individualità ed erige a nuovo ordine-la
regolamentazione e i precetti dell’uso conforme alla giustizia.
L’agire presuppone la concertazione del moto portante l’azione?
Il limite dato all’attribuzione del “dare”è il legame connettivo di un inibitorio processo di
assimilazione del potere formale etico-demo-centrico:
Il profilo di conformazione e convenzionale-struttura che configura l’ingerenza di un ordine
esposte in formula di assonanza con la società-ordine.
Il “fare” diviene un moderato porsi equilibrato(o equilibrista)e metodico-schema in precetti
assolutori all’uso del diritto.
Il Nichilista e il suo Potere Egoista vanno all’esaltazione di ogni particella di singolarità e
negando un diritto(il diritto dell’avere un diritto)espellono il valore “datizzato” alla ricerca
dell’appagamento all’ennesima potenza.
La ricerca sperimentata in questo modo-si ritrova ogni volta di fronte il limite di un limitediritto-in maniera circoscritta-e nel “riconoscere” l’ordine-lo si nega totalmente?
L’Uno Attentatore nega il “tutto”accentratore dell’organicità piramidale della società-
ordine?
In ambito processuale è,o c’è la possibilità di espandere all’ennesima potenza ladistruttività Nichilista e negare il diritto negando il “corpo diritto” insito nella società
umana?
Nelle righe riportate sopra rimane la coartazione nel poter esprimersi in termini di scelta
del diritto-sia in prendere un avvocato o revocarlo:un limite acquisito-limita la negazione
di questa acquisizione.
Come nell’avere un diritto nell’essere arrestato:si rientra nel diritto ad avere-in un continuo avvilupparsi alla soglia del metaforico labirinto-il diritto a una telefonata-nel diritto di poter avere o non prendere un difensore:
Ripetiamoci-per esperire in maniera approfondita-nel non prendere un difensore-si ha il
diritto ad averne uno d’ufficio.
Nell’essenza di un diritto e nelle leggi scritte-l’individuo consiste e acquisisce il dirittodovere di scelta.
Nel diritto-dovere e nell’assurgere al ruolo qualitativo di “soggetto “imputato”-si perviene e insorge il pieno concetto del giudizio di legittimazione dell’evento sanzonatorio.
Il concetto del diritto-espresso in precedenza-si basa sulla consociazione dell’essere e
vivere in una società in cui il facente parte “soggetto imputato”-è in “diritto” nel perseguire
in maniera ossequiosa il dovere di proseguire nelle procedure regolamentatrici del vivere
quotidiano.
L’atto della dottrina giurisprudenziale,è la concertazione del diritto espresso in formule
corrispondenti al dovere impresso attraverso codici-ordini confacenti al diritto del consociato.
Il con-sociato è l’essere “nato” nella società con i suoi doveri e suoi diritti-ed è atto a
esprimerli attraverso un organigramma codificato con un ruolo per ogni individuo soggetto
alla società.
Per cui si entra in un labirinto metaforico-in quanto il diritto ad avere una pluralità di dirittiesprime il reticolato complessivo dell’essere permeato nella società coatto-ostatica.
La società è un immenso e complementare complessificarsi permeante l’oggettivizzazione
della chiave che apre e chiude-e che chiude aprendo.
La chiave è la metafora labirintica in cui alla soglia si è “posti”in quanto la qualità
dell’assunzione nell’essere un soggetto imputato non è facoltativa-ma sub-ordinante alla
codificazione inscritta nel diritto a vivere in consociazione.
La società da la possibilità-e non si acquista il possibile scegliere -per l’individuo di avere
davanti a sè-un organico perno di fondamenti base per cui proseguire nel metaforico
labirinto.
Entrando di diritto-avendolo acquisito-si esce entrando dinnanzi al Demiurgo e il potere
cerimoniale che attraverso con-cause esprime l’essere assoggettato in maniera
permanente al diritto di essere difeso ed essere condannato o assolto.
Il diritto di “essere”-diviene la consociazione con la società “tutta”,che l’anarchico
giudiziario pensa-facendosi difendere da un avvocato-si possa attaccare.
In ambito di sperimentazione Nichilista-come poter annientare la consociazione e i codiciordini?
Il diritto penale retto da quattro fondamentali principi in conforme a un ordine
piramidale(che in un testo successivo si andrà esperire)quali:legalità,materialità,offensività e colpevolezza,pongono l’individuo subordinato ad una serie di precetti in cui il percorso di un metaforico labirinto,esprime in concetti assurti a oggettività in cui la chiave chiude-impenetrabile e permeante-ma apre al dovere di proseguire in eventualità producenti norme penali confacenti all’uso del diritto del con-sociato.

Si è consociati in quanto si è nell’essenza “società”-dove nel tentare di negare-si rientra in
un diritto ad avere il diritto di negare-che è di nuovo un diritto ad avere la possibilità di
usufruire dei codici-ordine che fanno parte nell’essere con-sociati.
I principi sovraesposti confluiscono attraverso la “soglia” e si vanno a stagliare sulle pareti
del metaforico labirinto:offrono probabili e possibili potenziali scelte di redenzionenell’assumere il ruolo confacente alla società in quanto la qualità esprimente entra di diritto nel diritto ad essere qualificato come “soggetto imputato”.
La responsabilità penalmente edotta,entra in un reticolato norme confacenti all’obiettivo
oggettivizzato della chiave che chiude aprendo-alla conformazione alle regole società-
ordinePenalmente assoggettato l’individuo è confinato tra le maglie concentriche di ogni muro redentore in un confluire del processo e nel percorrere il metaforico labirinto(labirinto diveniente la cittadella giudiziaria:chi ha sperimentato l’entrata in uno di questi Templi della profezia,sa di cosa parlo).
Le maglie e fili spinati in cui si tenta di uscire sono l’instabile tentare percettivo della
distanza tra la strada redentrice e la salvezza al di là dei reticolati.
Le maglie aprono a spiragli che lo sguardo pensa possano essere un potenziale per cui
uscire-ma sono la de-personalizzazione che lo sguardo “intende” come celle dove espiare i propri peccati.
Si entra e si esce entrando in una“cella”,uscendo con la chiave che apre-chiudendo ma
aprendo alla redenzione e alla passività di un ordine a codificazione facoltativo in ordine
con principi stabiliti dalla società e dai consociati.
La sacra chiesa dell’anarchia redentrice-nell’assimilarsi al “tutto”omologante della massa
senziente-tenta di affermarsi in quanto assertrice delle regole dominanti-e prosegue senza
nessuna critica il ruolo di recuperatrice sociale in ambito giudiziario.
L’operazione “Ardire” pur avendo in essa compagni che si definiscono “individualisti”-
sembra che questi vogliano assumere la complicità indiretta della chiesa anarchica della
redenzione.
Questo sia chiaro per chi imputato si è espresso a favore di una difesa tecnica e
annullando le proprie passate passioni-ha reso sterile ogni dibattito amorale sull’attacco
annientatrice dell’individuo e dell’attentato come a-forma amorale e negatore della pace
sociale e della stabilizzazione del quieto vivere,sulla negazione dei valori universali,sulla
rivendicazione,sulle esperienze di sangue e sperimentatrici in ambito di approfondimento
individuale ed egoista,e infine ma non per ultimo sulla declarazione espressa più volte di
“Viva l’Internazionale nera!”.
La funzione garantista dei principi penali sono l’uso assoggettato(non si è mai
completamente fautori dell’uso soggettivo nell’usare un diritto)nell’individuo che in un
metaforico labirinto declama ad alta voce la sua innocenza-o la sua rivendicazioneuscendo ed entrando nel diritto a un diritto nello scegliere un percorso.
La scelta-come espresso sopra-non è mai facoltativa ma sub-dipendente dalla facoltà
data dai codici-ordine articolati in principi di stabilità finalizzati al bene comune dei consociati.Per cui-come porsi anche in una rivendicazione di un atto contro il cosidetto “potere”(qua emerge-attraverso i precetti della chiesa redentrice dell’anarchia-che il potere Egoista espanso dell’individuo non esiste)formale?
Nel rivendicarsi in un aula di tribunale-e farlo non andando -ritorna ad essere un diritto
acquisito o no?
Il sistema a codici codificati comporta la totale de-personalizzazione-quando si è
assoggettati in un processo penale-e le fondamentali domande poste sono
l’esperenzialità di come poter annientare l’uso del diritto in un attacco alle strutture e le
sovrastrutture della società umana.
La complessità producente assoggettamento al diritto nell’essere parte della
consociazione umana-pone la distruzione in un continuo incedere nella quotidianità-nella
frammentazione di ogni codice penale e di parificazione soggettiva-per riconoscerne
l’oggettività intrinseca in un completivo permeante ai codici-ordine.
Nel complementare residuo del diritto e della società ordine-anche in un “eccedenza” ci
sono le premesse per essere integrato in maniera parificante alla regole dei con-sociati-in
ogni retro-cedere in cui si ripete la modulazione espressivo completiva nel rimarginare il
“tentare” nel rientrare.
Si entra e si esce e si rientra in ogni aspetto consequenziale al vivere in con-sociazione
nell’agire attraverso il sub-concatenante diritto alla pluralità di diritti in una logica
conseguenza della derivazione risultante del vivere in una organica forma strutturale.
Il diritto entra di diritto nel vivere attraverso codici-ordine che l’individuo assoggetta a se
stesso in cui si volge alla soglia del metaforico labirinto:
L’uscità-è la chiave ordine..

“ Urleremo: impugnate le asce! Cospireremo senza pietà l’autorità senza risparmiare i colpi
visto che loro non lo fanno. Li faremo sparire dalle piazze dove i loro branchi di cani osano
mostrarsi. Li faremo sparire dalle strade lastricate della campagna e dalle strade della
capitale. Li faremo sparire dai paesi. Ricordate che quando ciò accadrà, chi non è con noi,
sarà contro di noi, un nemico. E noi useremo ogni mezzo per sterminare il nemico. “
“Fino alla fine..”Damiano Bolano

Federico Buono “Compulsivo”

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